In questo episodio del podcast viene trattato il tema del superamento delle barriere sociali e il contributo al miglioramento delle loro comunità da parte dei giovani del Caucaso e dell’Asia centrale.
11 settembre 2025
Nell’ultimo episodio del podcast “In Conversation”, quattro membri del Corpo dei Consiglieri valutano le iniziative per contribuire al progresso sociale in diversi Paesi del Caucaso e dell’Asia centrale: dai quartieri di Ashgabat, in Turkmenistan, a Tbilisi, in Georgia.
Viene discusso il modo in cui i principi bahá’í, come ad esempio la consultazione, l’unità nella diversità e l’uguaglianza tra donne e uomini stiano ispirando i giovani che partecipano a programmi di educazione morale e spirituale ad analizzare la loro realtà sociale, individuare e affrontare le diverse esigenze dei loro quartieri.
Negli atteggiamenti culturali nei confronti delle donne si intravedono, all’interno di molte famiglie di questi quartieri, segnali di progresso. Zebinisso Soliyeva, del Kazakistan, afferma: “È molto stimolante per i vicini di casa constatare quanto un padre sia attento all’educazione dei propri figli, non solo provvedendo economicamente, ma lui stesso aiutando insieme alla moglie a insegnare la morale ai suoi figli”.
Ozoda Zoidova, del Tagikistan, pone l’accento sul fatto che questi progressi rappresentino i segnali della “maturazione dell’umanità”. Precisa, inoltre che il progresso sociale prende slancio man mano che si allarga la cerchia delle persone che contribuiscono all’educazione dei giovani e dei bambini.
Quando i giovani partecipano ai programmi educativi di costruzione della loro capacità di servizio, osserva Zoidova, “diventano fiduciosi nella loro vita personale, nelle loro famiglie, nel servire le loro comunità”.
Jamil Aliyev, del Kirghizistan, descrive la trepidazione che a volte i giovani provano quando decidono di contribuire al miglioramento della loro comunità. Aliyev racconta quanto avvenuto nel suo quartiere, e spiega che inizialmente alcuni giovani avevano delle riserve sull’organizzazione di incontri devozionali settimanali, temendo che i loro coetanei non sarebbero stati interessati a recitare insieme le preghiere. “Oggi gli incontri attirano nuovi partecipanti ogni settimana e sono giunti al punto che sono state inserite alcune sessioni durante le quali i giovani si riuniscono e riflettono sul proprio quartiere”,
Riflettendo su cosa rende stimolanti le riunioni devozionali, Aliyev spiega che i giovani “iniziano a pensare a come possono aiutare gli altri, specialmente i più giovani di loro. Cominciano a capire di poter essere un esempio per gli altri”. Aggiunge che l’esperienza dell’azione collettiva e delle conversazioni significative tra i loro coetanei “eleva le loro anime”.
Gulnara Eyvazova, dell’Azerbaigian, racconta un episodio di Tbilisi, in Georgia, dove un quartiere composto da persone di molte nazionalità diverse ha organizzato un festival in uno dei cortili. Festival di questo genere si sono evoluti in spazi nei quali i vicini di casa si sentono a proprio agio nell’affrontare insieme le sfide comuni.
“Vediamo ucraini e russi insieme nello stesso gruppo, seduti a parlare”, dice Eyvazova. Descrive la speranza che ciò infonde in tutti: vedere persone diverse affrontare sfide simili, ad esempio “come i loro figli possono integrarsi nella società ed essere amici”.
L’episodio del podcast rientra nell’ambito della serie “In Conversation”, una disamina collettiva da parte di diverse persone sull’applicazione pratica dei principi bahá’í alla costruzione di società pacifiche.





