In questa seconda puntata, Moojan Momen ricostruisce il modo in cui gli insegnamenti di Bahá’u’lláh hanno rimodellato la vita della prima comunità bahá’í in Iran e ispirato nuove forme di azione collettiva.
30 novembre 2025
Nella seconda parte di questa conversazione in due episodi del podcast Insights from the Field (Approfondimenti dal campo) prosegue l’approfondimento con Moojan Momen sugli argomenti trattati nel suo recente articolo, “The Bábí-Bahá’í Revolution in Iran“, pubblicato sulla rivista Iranian Studies della Cambridge University Press.
Rielaborando i fondamenti storici introdotti nella Parte 1 , il dottor Momen spiega che, a partire dalla fine del XIX secolo, la prima comunità bahá’í sviluppò via via nuovi modelli di cooperazione, processo decisionale e servizio che erano in netto contrasto con i canoni gerarchici dell’epoca. Questi cambiamenti si delinearono pazientemente nell’arco di alcuni decenni, man mano che Bahá’u’lláh e ‘Abdu’l-Bahá guidavano la comunità verso forme di azione collettiva basate sulla consultazione, sulla partecipazione e su un’etica improntata al servizio verso l’umanità.
Il dottor Momen racconta che Bahá’u’lláh scrisse che l’ordine sociale prevalente nel mondo era “deplorevolmente difettoso”, e non richiedeva alcuna modifica, bensì un modo fondamentalmente diverso di organizzazione dei propri affari da parte della gente.
In Iran, i primi bahá’í formarono organi consultivi la cui autorità risiedeva nel processo decisionale collettivo anziché nei singoli leader. A livello locale, i membri della comunità si riunivano per riflettere sulla propria situazione e pianificare iniziative volte a contribuire al benessere della popolazione in senso lato. Questi modelli di vita rivelarono gradualmente la fattibilità di un progresso collettivo basato sulla cooperazione piuttosto che sulla competizione.
Grazie all’affermazione di Bahá’u’lláh dell’unità del genere umano, questi sviluppi furono accompagnati da un più ampio riorientamento dell’identità umana.
Il dottor Momen prende in esame anche una ridefinizione del concetto stesso di religione, spiegando come Bahá’u’lláh mettesse in risalto che l’essenza della religione non risiedeva nei rituali, ma nel coltivare qualità spirituali e nel lavorare collettivamente per il miglioramento della società. Le iniziative per migliorare l’istruzione femminile, ampliare l’accesso alla scuola e promuovere la cooperazione sociale erano quindi espressioni di fede, eppure suscitavano spesso ostilità. Le false rappresentazioni, principalmente da parte delle autorità religiose, hanno contribuito sia alla persecuzione storica che a quella attuale della comunità bahá’í in Iran.
Nonostante queste pressioni, il dottor Momen pone l’accento sulla posizione di “resilienza costruttiva” che la comunità ha mantenuto: sostenendo i principi, servendo la società e ricercando l’unità anche sotto le più severe restrizioni. Se si guarda indietro di 150 anni, Momen rileva che l’importanza di quegli sviluppi si appalesa solo a posteriori: un impegno silenzioso ma determinato per costruire modelli di vita fondati sulla condivisione delle decisioni, sull’uguaglianza e sul servizio, che offre spunti di riflessione sulla ricerca umana di modi di vivere più giusti e cooperativi.





