L’ultimo episodio del podcast prende in esame gli spunti di riflessione provenienti dall’ufficio della BIC di Bruxelles sulle condizioni che consentono ai giovani di sviluppare la loro capacità di apportare un contributo sociale significativo.

8 giugno 2025

Nell’ultimo episodio del podcast del Bahá’í World News Service ascoltiamo Rachel Bayani e Alessandro Benedetti, rappresentanti dell’ufficio di Bruxelles della Bahá’í International Community (BIC), in una disamina delle condizioni che consentono ai giovani di sviluppare la capacità di dare un contributo significativo alla società.

Tra i requisiti fondamentali c’è la percezione che la società ha dei giovani. In un suo commento sul recente raduno tenutosi in occasione della Settimana europea della Gioventù, Bayani ricorda l’acuta osservazione di un giovane partecipante: “La capacità dei giovani di contribuire al progresso sociale è direttamente correlata al modo in cui la società li percepisce. Se i giovani non vengono considerati come validi protagonisti, il loro senso dell’azione viene significativamente compromesso”.

I partecipanti al podcast hanno rilevato come, in tutta l’Europa, l’esperienza acquisita attraverso le iniziative bahá’í di costruzione di comunità dimostri che sia i giovani sia le loro comunità prosperano quando i giovani stessi vengono riconosciuti come validi agenti di cambiamento.

Bayani spiega che i giovani diventano spesso dei “connettori” tra gruppi diversi, e colmano efficacemente i divari culturali mediante il dialogo tra le tradizioni delle loro famiglie e le più ampie realtà delle loro comunità locali.

Precisa altresì che i giovani comprendono sia il Paese in cui vivono sia il proprio patrimonio culturale, affermando che: “Loro si trovano in una posizione straordinaria per aiutare le comunità a leggere insieme la propria realtà sociale e a individuare collettivamente i percorsi da seguire”.

Alessandro Benedetti aggiunge che in molti luoghi del mondo, soprattutto nell’educazione, i giovani svolgono anche un ruolo cruciale tra le generazioni. Osserva: “I giovani si assumono la responsabilità dell’educazione spirituale e intellettuale delle generazioni più giovani di loro, stabilendo un nuovo standard e promuovendo la nascita di una cultura radicata nell’apprendimento collettivo”.

Descrive inoltre le iniziative educative bahá’í che preparano i giovani a valutare criticamente gli assunti dei loro campi di studio. Ricordando la propria esperienza universitaria, Benedetti riflette sul modo in cui le teorie economiche possano rappresentare gli esseri umani prevalentemente come dediti ai propri interessi e invita gli ascoltatori a immaginare un’alternativa: “E se immaginassimo la natura umana dotata di generosità?”. Una tale prospettiva, rileva, potrebbe profondamente rimodellare l’approccio a molti campi di studio.

Dal dibattito si evince che i giovani si trovano ad affrontare enormi pressioni sociali che promuovono la passività e il consumismo. Bayani sottolinea che rivendicare la propria capacità di agire implica un impegno deliberato nella scomposizione in misure pratiche delle complesse sfide sociali: “Il semplice fatto di essere in grado di smantellare sfide schiaccianti in passi concreti e di discuterne con i coetanei… è di per sé un atto di valorizzazione”.

L’episodio del podcast rientra nell’ambito della serie “In Conversation” che tratta delle iniziative portate avanti dai baháʼí in tutto il mondo per contribuire al progresso sociale, dal livello base a quello internazionale.