CASA DI CULTO

Presentato il progetto per la Casa di culto nazionale bahá’í del Canada che esprime in tutto il Paese la devozione e il servizio rivolto al miglioramento della società.

18 ottobre 2026

MARKHAM, Canada — Il progetto presentato ieri per la Casa di culto nazionale bahá’í del Canada è stato arricchito da visite nella quiete di boschi da tempo apprezzati come luoghi di preghiera, da punti di vista dei nativi sulla terra e da giovani che immaginano l’accoglienza del tempio pari a quella di un amico. Il progetto raccoglie queste esperienze in un luogo dove persone di ogni provenienza saranno invitate a riunirsi in preghiera e a trarre ispirazione per il servizio alla loro società.

L’inaugurazione ha visto la partecipazione del sindaco di Markham, Frank Scarpitti, del membro del Parlamento della provincia Jonathan Tsao, di rappresentanti delle comunità bahá’í di tutto il Canada, dei residenti della zona del sito, oltre che di bambini e giovani delle comunità circostanti.

Arrivo degli ospiti a Markham, nell’Ontario, per la presentazione del progetto della Casa di culto nazionale bahá’í del Canada.

Parlando a nome dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í del Canada, Karen McKye ha definito la Casa di culto come un luogo appartenente a persone di ogni fede e provenienza, «uno spazio per una serena riflessione, che ci consenta di connetterci con il Creatore e con la nostra parte più nobile».

«In questo luogo possiamo trovare l’ispirazione e la forza per servire la nostra comunità, le nostre famiglie, le nostre professioni,» ha proseguito McKye, «creando così un legame tra due aspetti essenziali e inscindibili della vita e dello scopo umano: culto e servizio, fede e azione».

Ha ripercorso poi il viaggio incominciato poco dopo la formazione dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í del Canada nel 1948. Nel 1953, la comunità bahá’í canadese si pose l’obiettivo di acquisire un terreno per la futura Casa di culto. L’attuale terreno boschivo di Markham fu acquisito il 15 ottobre 1968, quasi esattamente 58 anni prima della presentazione del progetto. Nel 2023, la Casa Universale di Giustizia annunciò che sarebbe stata eretta una Casa di culto nazionale in Canada, nei pressi dello storico Centro Nazionale bahá’í.

Durante il programma le rappresentazioni artistiche hanno contribuito a creare un’atmosfera di riflessione e preghiera.
Il programma ha visto la partecipazione di Bob Watts (a sinistra) e di suo nipote Nico (a destra), che hanno approfondito le metafore indigene, definendo la Casa di culto come una fonte di «luce, calore e guida per tutte le famiglie del Canada e del resto del mondo.» 

Margaret Sault, Capo della Mississaugas of the Credit First Nation – Prima Nazione dei Missisauga del Credit (Credit River è un fiume della zona n.d.t.) -, ha riflettuto su cosa rappresenterà il tempio. In una dichiarazione letta a suo nome da Hoda Farahmandpour, anch’essa membro dell’Assemblea Spirituale Nazionale, il Capo Sault ha affermato: «Per questa Casa di culto, la visione è fondata sull’unità del genere umano ed è aperta a persone di tutte le fedi e provenienze. Attraverso il culto e il servizio, essa offrirà l’opportunità di unire le persone.» 

«La fede nell’unità del genere umano è molto importante in un mondo nel quale le divisioni e le incomprensioni continuano a compromettere le nostre comunità,»  ha aggiunto il Capo Sault.

Immagine di alcuni relatori presenti all’evento della presentazione. Fila in alto, da sinistra a destra: Karen McKye, segretaria dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í del Canada, e il membro del Parlamento della provincia Jonathan Tsao. Fila in basso, da sinistra a destra: il sindaco di Markham Frank Scarpitti e Hoda Farahmandpour, anch’essa membro dell’Assemblea Spirituale Nazionale.
L’architetto James Jing Yi Jiang.

Un tempio tra gli alberi

Per James Jing Yi Jiang, l’architetto che ha progettato il tempio, è divenuta una parte essenziale del processo progettuale la comprensione del rapporto tra la terra e coloro che sopra quella terra si radunano.

All’inizio di quest’anno, Jiang ha visitato il sito insieme a Jordan Bighorn, membro dell’Assemblea Spirituale Nazionale, e Bob Watts, entrambi di origine indigena. I tre si sono ritrovati attorno al fuoco, recitato preghiere e riflettuto sulla terra e sulla sua storia da una prospettiva indigena, approfondendo la loro comprensione dell’importanza del sito dal punto di vista culturale.

«Ricordo la prima volta che ho ascoltato la preghiera di Jordan, anche senza conoscere la lingua riuscivo a sentire la foresta e il vento soffiare attraverso la musica», ha detto Jiang. «Mi convinsi che il tempio non dovesse semplicemente essere inserito in questo paesaggio, ma che dovesse sentirsi come se ne fosse sempre stato parte.»

Quell’immagine del vento è riflessa dai pannelli dolcemente sinuosi e ascendenti del tempio. Visto da lontano, il profilo appare sereno e tranquillo; quando i visitatori si avvicinano e gli girano attorno, le sue curve rivelano una delicata sensazione di movimento.

Ayafor Ayafor (al centro), membro del Corpo continentale dei Consiglieri nelle Americhe, ha riflettuto sul modo in cui la preghiera unisca le persone e ne sostenga l’impegno per contribuire al benessere delle loro comunità.

Immagine di ospiti presenti all’evento.
Tre giovani residenti nei dintorni hanno raccontato le loro speranze e aspirazioni per la futura Casa di culto. Durante il programma dell’inaugurazione alcuni giovani hanno interpretato canzoni.

Il design è ispirato al principio bahá’í di unità nella diversità. «Questo principio è rappresentato da nove pannelli identici e disposti in ordine asimmetrico che creano una composizione movimentata ma coesa, simboleggiante il concetto che, perché si formi un insieme più vasto, non necessariamente devono scomparire le differenze,» ha precisato Jiang.

Un altro concetto che permea il design è il rapporto con la terra, ispirata dalla consapevolezza indigena della terra come presenza vivente. Grazie alla sua apertura e le tonalità naturali del legno, il tempio è stato pensato per fondersi nella foresta.

Un altro concetto alla base del progetto è stato il vento. Ergendosi verso l’alto i pannelli si attorcigliano dolcemente, tanto che ad un passaggio ravvicinato l’edificio svela un lieve movimento. «Il tempio non cerca di rappresentare il vento, ma di catturarne la persistente sonorità: una presenza silenziosa e continua, sentita più che vista,» ha detto l’architetto.

Jiang ha commentato ciò che aveva riscontrato al suo primo arrivo sul sito. «Venni a sapere che la gente veniva qui a pregare ogni giorno, come se su questo terreno il tempio esistesse già».

«Non volevo che il nuovo tempio turbasse quella sensazione, ma che fosse un’estensione di ciò che la gente già provava.»

Il momento della presentazione del progetto.
Durante il ricevimento che è seguito alla presentazione, gli ospiti interagiscono con un modellino della futura Casa di culto. Immagine del modellino del progetto del tempio esposto al Centro Nazionale bahá’í dopo la presentazione.
Vista del modello del progetto del tempio esposto al Centro Nazionale Bahá’í dopo l’inaugurazione.

Queste speranze nascono da un legame con il sito, che fa già parte della vita comunitaria. Ayafor Ayafor, membro del Corpo continentale dei Consiglieri nelle Americhe, ha raccontato come i giovani che partecipano ai programmi educativi morali e spirituali bahá’í nelle vicinanze spesso si rechino a piedi fino al terreno del tempio per pregare e rinnovare l’energia richiesta per le iniziative da portare avanti nei loro quartieri.

Ayafor ha ricollegato queste esperienze a un modello più ampio in tutto il Canada, grazie al quale persone di diverse provenienze si riuniscono per pregare e servono insieme per il benessere delle loro comunità. «La preghiera unisce i cuori e dà alle persone la forza per sostenere il proprio impegno, anche quando i loro contributi appaiono modesti», ha detto.

Negli ultimi decenni, molti visitatori si sono riuniti in preghiera a Markham, nell’Ontario, sul terreno della futura Casa di culto.

Il membro del Parlamento della provincia, Tsao, ha definito la Casa di culto come «un luogo dove la preghiera ci chiama a servire la nostra comunità.»

Riflettendo sui conflitti, le divisioni e le sofferenze della società, ha detto: «Non posso fare a meno di pensare a quanto ci sia bisogno di questa Casa di culto oggi, e a quanto mi entusiasmi l’idea che questo luogo diventi ora una realtà nella nostra comunità.»

Rivolgendosi ai bahá’í, ha aggiunto: «Voi non camminate da soli nel vostro obiettivo verso una società più equa e armoniosa.» Esprimendo il proprio impegno per l’unità del genere umano, ha dichiarato: «E come funzionario eletto di questo Paese, sono fermamente impegnato in questa convinzione e in questo lavoro.»

Rendering progettuale dell’interno del tempio.

Il senso di accoglienza ha raggiunto anche i vicini. Jamaal Merrick, che vive nelle vicinanze e percorre abitualmente i sentieri della zona, ha detto che la cura con la quale ci si è occupati del terreno per quasi 60 anni lo ha aiutato a capire come il tempio potesse diventare parte della vita del quartiere.

In previsione del completamento del tempio, Merrick ha aggiunto: «Puoi venire a recitare una preghiera dalla tua fede o nella tua lingua e goderla e apprezzarla a modo tuo.»

Rendering di una veduta aerea del futuro tempio del Canada.

Il sindaco Scarpitti ha detto che i piani progettuali hanno rispettato sia il sito che la comunità. Ha espresso il suo apprezzamento per l’attenzione posta dall’Assemblea Spirituale Nazionale «all’ascolto e all’assunzione dell’impegno verso la comunità.»

McKye ha descritto il momento come «un primo assaggio di ciò che speriamo divenga un faro di unità, un rifugio di pace per le popolazioni del Canada.»

Rendering del design della cupola interna del futuro tempio.
Immagine del rendering del design con vista verso i posti a sedere del tempio.
Rendering del design con veduta notturna del tempio.
Rendering del design di una veduta aerea della futura Casa di culto nazionale bahá’í del Canada.