Suddiviso in due parti, il nuovo podcast ricostruisce la storia, in gran parte nascosta, degli importanti contributi dei bahá’í all’educazione, alla governance e alle riforme sociali nell’Iran del XIX secolo.
6 novembre 2025
In un nuovo episodio suddiviso in due parti di Insights from the Field (Approfondimenti dal campo) vengono esaminati i contributi troppo a lungo ignorati della comunità bahá’í all’Iran del XIX e XX secolo: a partire dai principi e dalle idee che hanno influenzato coloro che pensavano alla riforma, fino allo sviluppo di nuovi modelli di educazione, governance e vita sociale.
Il dottor Moojan Momen affronta nel primo episodio i temi del recente articolo, “La rivoluzione bábí-bahá’í in Iran”, che ha pubblicato sulla rivista Iranian Studies dell’Università di Cambridge. Riallacciandosi a decenni di ricerca, il dottor Momen sfida le convenzionali narrazioni storiche che hanno sminuito o ignorato i contributi della comunità bahá’í alla modernizzazione dell’Iran durante un periodo critico per lo sviluppo del Paese.
«La comunità bahá’í ha svolto un ruolo importante nella storia dell’Iran», spiega il dottor Momen nel podcast. «Specialmente nella seconda metà del XIX secolo e nel primo decennio del XX secolo, periodo durante il quale i riformatori pensavano a come modernizzare l’Iran».
Il dottor Momen ricostruisce il modo col quale una repressione sistematica impedì che in Iran i contributi della comunità bahá’í, nell’intero arco dei suoi 180 anni di storia, venissero presentati pubblicamente. Questo silenzio, sostiene, ha portato a una disinformazione diffusa che ha influenzato sia in Iran che in Occidente non solo la popolazione in generale, ma anche gli studiosi.
Nel podcast vengono analizzate tre aree chiave nelle quali gli insegnamenti bahá’í hanno contribuito al discorso sulla riforma: la governance, l’educazione moderna e il progresso delle donne. In ognuno di questi contesti, il dottor Momen dimostra che le Figure centrali della Fede bahá’í hanno sviluppato idee progressiste decenni prima dei riformatori sociali e che la comunità bahá’í ha lavorato per applicare questi principi alla propria vita collettiva.
Per quanto riguarda la governance, per esempio, mentre i riformatori iraniani negli anni ’60 e ’70 dell’Ottocento si limitavano a chiedere allo Scià di istituire un gabinetto di ministri, Bahá’u’lláh e ‘Abdu’l-Bahá sostenevano la monarchia costituzionale e la democrazia rappresentativa, concetti che all’epoca erano innovativi anche per l’Europa. La comunità bahá’í ha gradualmente introdotto questi principi attraverso i Consigli consultivi eletti.
Per quanto riguarda l’educazione, il dottor Momen rileva che le scuole bahá’í sono state fondate non solo nelle grandi città, ma anche nei piccoli paesi e nei villaggi, e che esse hanno consentito alle popolazioni rurali l’accesso al sistema educativo moderno. Precisa, inoltre, come gli insegnamenti bahá’í promuovessero in modo particolare l’idea che «la scuola per ragazze ha la priorità sulla scuola per ragazzi», una posizione radicale in una società all’interno della quale la leadership religiosa proibiva l’istruzione delle donne.
Il dottor Momen sottolinea un’altra differenza fondamentale: mentre il discorso sulla riforma riguardava solo «poche centinaia» di persone concentrate nelle grandi città, la comunità bahá’í annoverava oltre 100.000 persone e si estendeva nei villaggi e nelle piccole città di tutto l’Iran, il che la rendeva molto più efficace nel comunicare nuove idee ad una fascia più ampia di popolazione.
La parte 1 del podcast è incentrata su ciò che il dottor Momen definisce «i fatti osservabili della storia». La parte 2 analizzerà la trasformazione più profonda che sta avvenendo sotto la superficie, il modo in cui la prima comunità bahá’í sviluppò nuovi modelli di vita collettiva che diedero origine a quella descritta dal dottor Momen come una controcultura distinta, con ripercussioni sulla ricerca da parte del genere umano di modi di vivere più equi e cooperativi.





