Un convegno di portata storica ha visto riuniti i capi tradizionali Orang Asli per una reinterpretazione della leadership attraverso il servizio, che consenta alle comunità di guidare il proprio sviluppo.

26 giugno 2025

KUALA LUMPUR, Malaysia — Nel cuore di una città nella quale le tradizioni storiche si confrontano con gli ideali del nostro tempo, dieci tok batin (capi tradizionali dei villaggi abitati dagli Orang Asli) insieme a sei rappresentanti di altri capi villaggio, si sono ritrovati al Centro nazionale dei bahá’í della Malaysia per un incontro epocale.

I capi sono stati accolti con una solenne cerimonia dai membri dell’Assemblea Spirituale bahá’í della Malaysia, che li hanno incoronati con i tradizionali tempok intrecciati in paglia. Un omaggio modesto, ma che compendia appieno lo spirito che ha animato i tre giorni di durata dell’incontro: riconsiderare la leadership stessa come un compito sacro, un atto di umile servizio guidato dal principio enunciato da ‘Abdu’l-Bahá secondo cui ognuno deve impegnarsi a servire l’umanità.

I membri dell’Assemblea Spirituale dei bahá’í della Malesia danno il benvenuto ai tok batin, i capi tradizionali, in occasione di un convegno di portata storica volto a riconcettualizzare la leadership come servizio alla società e a promuovere comunità in grado di guidare il proprio progresso materiale e spirituale.

Una prima storica, forgiata nell’amicizia

Il primo convegno tok batin di questa portata, organizzato congiuntamente dall’Assemblea Spirituale e dal Consiglio regionale centrale dei bahá’í, ha richiamato partecipanti provenienti da quattordici comunità Orang Asli sparse tra gli altopiani centrali e le valli fluviali della Malesia peninsulare. Animati ​​dalla rara occasione presentatasi per una riflessione e una consultazione con omologhi che si trovano a fronteggiare sfide simili alle proprie, molti di loro hanno viaggiato per più di sei ore per raggiungere Kuala Lumpur.

A differenza degli altri incontri informali, i partecipanti hanno messo in risalto l’unicità di questo raduno. Al-Shahin Deraoh, tok batin del villaggio di Chang Baru, ha osservato che “questo forum deve farci riflettere e discutere a fondo sullo sviluppo, sia spirituale che materiale, dei nostri villaggi”.

Il convegno è nato dalla consapevolezza che il presupposto per uno sviluppo sostenibile dei villaggi trascende la mera leadership individuale: richiede l’impegno costante e coordinato delle istituzioni, delle comunità e delle singole persone.

Una pesante responsabilità comune

Nella società malese, i tok batin occupano una posizione unica. La loro autorità è al tempo stesso formale ed estremamente personale, e tocca ogni aspetto della vita del villaggio. Ma, come affermato da Dahali Bah Nanep, tok batin del villaggio di Berindu: “A volte mi sento solo contro forze troppo grandi per essere rimosse e separato da enormi distanze da altri che potrebbero trovarsi di fronte a sfide simili alle mie”.

Questa sensazione di isolamento è stato un tema ricorrente durante tutto il convegno. Attraverso consultazioni sincere e toccanti, i capi dei villaggi hanno discusso dei gravosi problemi che le loro comunità devono affrontare – invasione dei terreni, degrado ambientale, istruzione inadeguata e mali sociali come l’abuso di sostanze tossiche e i matrimoni precoci – e che gettano ombre fosche sulla vita degli abitanti.

 Immagine dei partecipanti all’incontro.

Nonostante le sfide, ha prevalso uno spirito di speranza favorito da esempi di resilienza della comunità e da iniziative di base, grazie alle quali un numero crescente di persone, dai bambini e dai giovani ai genitori e agli anziani, stanno applicando principi spirituali per affrontare le realtà della vita quotidiana.

Ascoltare il futuro

La Regione centrale della Malaysia presenta un paesaggio unico, all’interno del quale cresce sempre più il numero degli abitanti dei villaggi Orang Asli che abbracciano un modello dinamico e trasformativo di vita bahá’í. In queste comunità, le agenzie e le istituzioni bahá’í, come il Consiglio regionale centrale dei bahá’í, collaborano con le forme tradizionali di leadership per creare spazi di autentica consultazione e per promuovere l’azione unitaria.

 Veduta aerea di uno dei villaggi degli Orang Asli. 

Un numero crescente di abitanti dei villaggi Orang Asli si sta avvicinando ai principi bahá’í, come ad esempio la consultazione e l’unità del genere umano, per costruire comunità resilienti in grado di affrontare collettivamente le sfide della vita quotidiana.

I giovani partecipanti hanno arricchito significativamente le consultazioni, mettendo in rilievo il modo in cui i programmi educativi morali e spirituali bahá’í riescono a plasmare concretamente l’azione della comunità.

Syazira, una giovane del villaggio di Chang Lama, ha spiegato il potere di questi programmi di educazione morale nel promuovere l’armonia: “Vivo in una comunità composta da persone di diversa estrazione e fede religiosa, e sto imparando a collaborare con tutti, a prescindere dalle loro credenze, soprattutto attraverso progetti di servizio”. Ne ha poi descritto uno, semplice ma efficace, portato avanti da alcuni giovani che hanno consegnato la posta accumulatasi nel villaggio, contribuendo così ad alimentare la fiducia e l’unità.

Alcuni partecipanti assistono alla proiezione di An Expansive Prospect , un film che vuole catturare l’impegno profuso in quattro diverse località del mondo dalle persone, dalle comunità e dalle istituzioni per contribuire in modo unitario al progresso sociale.

Suhairy, un altro giovane di Chang Lama, ha raccontato come i programmi di educazione morale abbiano influenzato il suo senso di scopo: “Ho imparato a comprendere meglio la realtà della mia comunità. Ho imparato le qualità necessarie per un servizio significativo e come gli insegnamenti spirituali ispirino azioni concrete”.

Promuovere la leadership collaborativa

L’incontro è stato permeato da uno spirito di condivisione di intenti e responsabilità collettiva reso ancora più forte dall’esperienza di ritrovarsi insieme. Nelle sessioni scandite dalle preghiere e dall’esibizione delle arti tradizionali, il tok batin ha potuto riflettere sul principio che il progresso, sia materiale che spirituale, non può poggiare sulle spalle di una sola persona.

Bah Sari Bah Isap, tok batin del villaggio di Ngening, ha espresso un sentimento condiviso da molti: “Questo incontro ci ha risollevato il morale e ci ha ricordato che non stiamo lavorando isolati, ma come parte di una grande famiglia che, unita, si impegna per il miglioramento della società”.

Uno spirito di condivisione di intenti e di responsabilità collettiva, reso ancora più forte dall’esperienza di ritrovarsi insieme, ha permeato l’incontro.

Lim Soon Kam, Presidente dell’Assemblea Spirituale dei bahá’í, ha approfondito questo tema nel suo discorso inaugurale: “La vera leadership non nasce dal potere individuale, ma dall’umile servizio, un impegno verso l’umanità fondato sulla giustizia, l’uguaglianza e l’unità”.

L’incontro ha messo in risalto il modo in cui le strutture di leadership tradizionali, le agenzie e le istituzioni bahá’í, la comunità e le singole persone possono collaborare per rafforzare i propri villaggi. Invece di sostituire l’autorità esistente, l’obiettivo è di creare relazioni complementari basate sulla fiducia che accrescano la capacità di un cambiamento positivo.

Coltivare una cultura di speranza

In un momento di grande ispirazione, i partecipanti hanno espresso le loro aspirazioni per il “villaggio dei sogni”, un luogo nel quale l’autosufficienza, il progresso collettivo, l’educazione materiale e spirituale e i luoghi di culto costituiscono il fondamento della vita comunitaria.

Durante l’incontro i tok batin sono stati invitati ad esprimere le loro speranze e aspirazioni per il futuro dei loro villaggi.

Il dottor Lim ha aggiunto: “Siete a metà strada tra tradizione e progresso e potete contribuire a plasmare una società futura che si adegui al suo ricco patrimonio culturale e alle esigenze di un mondo in continua evoluzione”. Ha infine incoraggiato i tok batin a ricoprire il loro ruolo non solo di “custodi del passato, ma anche di progettisti del futuro”.

In un suo commento sull’incontro, Idayu Yusof, Segretaria del Consiglio regionale centrale dei bahá’í, ha affermato: “Questo convegno ha confermato una profonda verità: che il riconoscimento della nobiltà e della capacità insita in ognuno consente a intere comunità di farsi carico del proprio sviluppo”.

Yusof ha aggiunto: “Ci ricorda che la vera trasformazione non scaturisce solo da iniziative esterne, ma da profondi cambiamenti interni del modo in cui lavoriamo insieme e ci serviamo a vicenda”.

I tok batin hanno espresso la determinazione di proseguire questi discorsi, riconoscendo che le sfide che devono affrontare richiedono una collaborazione costante piuttosto che iniziative isolate. Molti hanno espresso il desiderio di incontrarsi ogni anno, creando continue opportunità di apprendimento collettivo e di progresso del pensiero. 

I partecipanti hanno valutato come poter applicare i principi spirituali alle iniziative intraprese in risposta ai problemi che le loro comunità si trovano ad affrontare, quali il degrado ambientale, i livelli inadeguati d’istruzione e numerosi altri malanni sociali.