BIC Bruxelles

30 luglio 2026

Secondo una dichiarazione congiunta firmata da 115 membri del Parlamento Europeo (eurodeputati) e da parlamenti nazionali europei, molti parlamentari provenienti da tutta Europa sono “profondamente preoccupati per il trattamento riservato in Egitto ai bahá’í”. I firmatari hanno inoltre invitato le autorità egiziane a “tutelare incondizionatamente la libertà di religione o credo” nel Paese per i bahá’í, i cristiani copti e tutte le minoranze religiose.

Nella dichiarazione congiunta, i legislatori rilevano che in Egitto i bahá’ “sono sottoposti a discriminazioni e persecuzioni capillari e sponsorizzate dallo Stato”. Essi si riallacciano alle preoccupazioni recentemente sollevate dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e dai Relatori Speciali dell’ONU riguardo alla negazione dei diritti civili fondamentali, come ad esempio il fatto che ai bahá’í vengano “negati i diritti di sepoltura, privandoli dei loro diritti sia in vita che nella morte.” La dichiarazione mette inoltre in evidenza le difficoltà nell’ottenere, come d’obbligo, le carte d’identità, il divieto di registrazione dei matrimoni bahá’í e la vigilanza e i soprusi da parte dei servizi di sicurezza.

“Accogliamo con favore questa ulteriore dimostrazione di sostegno da parte dei parlamentari di tutta Europa che va aldilà delle posizioni di partito”, ha dichiarato Alessandro Benedetti, rappresentante della Baháʼí International Community (BIC) di Bruxelles. “Questa dichiarazione assume ancor maggior forza per il tempismo, nell’attuale momento di approfondimento del legame tra l’Unione Europea e il governo egiziano. I baháʼí, in Europa come nel resto del mondo, sperano che il governo egiziano comprenda che i baháʼí sono una comunità pacifica e leale verso il proprio Paese, e che perseguono solo gli stessi diritti dei loro connazionali per contribuire in modo costruttivo alla propria società.”

Sebbene la Costituzione egiziana garantisca la libertà di credo, la dichiarazione osserva che le continue falle nell’attuazione lasciano sia le minoranze religiose riconosciute che quelle non riconosciute senza una valida protezione legale né la capacità di manifestare, cambiare o adottare liberamente la propria religione o credo.

All’inizio di questo mese, il deputato del Parlamento Europeo Nikos Papandreou, che ha incontrato i baháʼí egiziani in occasione della visita in Egitto di una delegazione del Parlamento Europeo, ha scritto in un editoriale su Euronews che i bahá’í in Egitto “nel complesso non rientrano in un riconoscimento [legale]”, il che li priva dei diritti civili fondamentali e della possibilità di vivere una vita normale. Ha sollecitato il governo egiziano a garantire che i gruppi religiosi pacifici godano di pari diritti legali, sostenendo che la tutela delle minoranze “rafforza la coesione sociale.”

Anche Kajsa Ollongren, rappresentante speciale dell’UE per i Diritti Umani, ha ripetutamente esternato le proprie preoccupazioni sulla situazione dei baháʼí in Egitto, affermando che le condizioni erano “peggiorate” poiché le autorità avevano “inasprito le restrizioni”, rifiutando, ad esempio, di riconoscere i matrimoni baháʼí.

Dal decreto presidenziale del 1960, per oltre sessant’anni i bahá’í in Egitto sono stati messi al bando dalle fatwa di Al-Azhar e dalla politica governativa mirante all’accaparramento di nuovi terreni per i cimiteri. I membri della comunità bahá’í si trovano di fronte a seri problemi anche per procurarsi le carte d’identità digitali, indispensabili per una vita normale, perché non possono indicare sulle carte il nome della propria religione. La soluzione trovata in precedenza di mettere un trattino (-) sulla carta al posto della religione — che, in teoria, avrebbe dovuto consentire ai bahá’ di evitare la discriminazione — è diventata al contrario un segno che ha portato a forme di persecuzione ancora più gravi. E le coppie baháʼí non possono registrare i loro matrimoni: una politica iniqua che ha portato alcune famiglie a una separazione forzata.

“La Costituzione egiziana garantisce la libertà di religione e credo, e persino il presidente Abdel Fattah el-Sisi ha affermato che in Egitto i diritti di tutte le minoranze devono essere tutelati. Ciononostante, la comunità bahá’í continua a subire restrizioni che difficilmente si conciliano con questa dichiarazione. Questo avviene in un momento in cui i Paesi leader della regione portano avanti costantemente politiche che promuovono la coesistenza, la tolleranza e il rispetto per la diversità”, ha detto Benedetti.

Ha aggiunto che “i bahá’í egiziani perseguono solamente gli stessi diritti dei loro connazionali: seppellire i propri cari con dignità, registrare i matrimoni, ottenere documenti d’identità validi e vivere in pace.

“Porre fine a queste restrizioni,” ha poi concluso Benedetti, “non è difficile e non imporrebbe nemmeno all’Egitto di cambiare le proprie leggi. L’unico presupposto è che il governo onori il proprio impegno per l’uguaglianza di tutti i cittadini e traduca in azione concreta la visione della propria leadership.”