Cile

30 AprilE 2026

SANTIAGO DEL CILE, Cile — Per coloro che si impegnano ad affrontare le sfide che interessano le proprie società, emerge spesso la sensazione che manchi qualcosa di essenziale, difficile però da definire. Nell’ultimo anno in Cile, un gruppo di attori sociali è giunto ad individuare quella dimensione mancante nella spiritualità.

«Ciò che è emerso da questa riflessione portata avanti nel tempo», ha dichiarato Allan Aravena dell’Ufficio per gli Affari esterni dei bahá’í del Cile, «è un riconoscimento della spiritualità come qualcosa che va vissuto, e non semplicemente contemplato. Qualcosa che si esprime nella qualità delle nostre relazioni, nella capacità di agire con sincerità e giustizia e nelle decisioni che influenzano la vita delle persone che ci circondano. In tal senso, è un’etica che prende forma nell’azione».

Un evento organizzato nelle sale adiacenti la Casa di culto bahá’í ha invitato i partecipanti a analizzare la relazione tra trasformazione interiore e trasformazione collettiva.

L’ iniziativa è nata in seguito alla pubblicazione di Social Transformation: Building a New Vision Together, (Trasformazione sociale: costruire insieme una nuova visione), pubblicata all’inizio dell’anno scorso dall’Ufficio per gli Affari esterni. Frutto di anni di dialogo tra membri dell’Ufficio, studiosi, rappresentanti della società civile, funzionari governativi e membri della comunità indigena Mapuche, la pubblicazione propone una visione del cambiamento sociale fondata sull’unità del genere umano e sulle dimensioni spirituali dell’identità umana.

Piuttosto che lasciare che la pubblicazione restasse un episodio isolato, l’Ufficio ha proseguito l’approfondimento insieme ai partecipanti, tra i quali figuravano un giudice del Tribunale per la famiglia, una sociologa impegnata con giovani inseriti nel sistema giudiziario e una funzionaria comunale.

L’amicizia come spazio di ricerca 

Quello che inizialmente era nato come risposta a un invito aperto si è trasformato in un dialogo costante, spesso ospitato nei giardini della Casa di culto bahá’í di Santiago e alimentato dai legami di amicizia tra i partecipanti. Coloro che prima si definivano degli sconosciuti, descrivono oggi questi incontri come una sorta di rifugio: uno spazio per serene conversazioni dove affrontare insieme le difficoltà e mantenere viva la speranza.

«Tutti noi percepivamo che stava nascendo qualcosa di importante», ha affermato Aravena. Grazie a questi incontri, ha spiegato, i partecipanti «hanno scoperto quella dimensione umana e spirituale che stavano cercando e ora ne comprendono l’importanza».

Pamela Acuña, responsabile dell’Unità solidarietà e coesione sociale del Comune di Peñalolén, ha descritto il percorso del gruppo come «un’amicizia con uno scopo, uno spazio di condivisione generosa, di apprendimento umano e di speranza rinnovata». Ha aggiunto che queste conversazioni hanno rafforzato in lei la convinzione che la spiritualità, lungi dall’essere qualcosa di astratto, possa offrire basi concrete per politiche pubbliche autenticamente umane.

Ripensare il rapporto tra cambiamento interiore e trasformazione collettiva

Un tema ricorrente emerso nelle conversazioni è stato quello dell’«unità nella diversità», intesa come una bussola che ha guidato i partecipanti nell’ascoltare, consultarsi e agire insieme di fronte alle difficoltà. Un altro aspetto centrale è stato il rapporto tra cambiamento personale e collettivo: il riconoscimento che qualità spirituali come sincerità, giustizia e solidarietà prendono forma nella vita individuale, ma acquisiscono un significato più profondo quando trovano espressione nell’azione condivisa.

«Ciò che stiamo osservando è che il paziente lavoro di coltivare relazioni, ascoltare con attenzione e consultarsi da pari non è disgiunto dall’affrontare le grandi sfide della nostra società.»

Allan Aravena, membro dell’Ufficio per gli Affari Esterni dei bahá’í del Cile

Per Mónica Jeldres, giudice del Tribunale per la famiglia, questi incontri hanno aperto uno spazio di riflessione raramente disponibile nella vita professionale quotidiana. Riunirsi, ha spiegato, ha consentito a persone provenienti da ambiti diversi di «partecipare a dialoghi sostanziali sulla spiritualità come motore della trasformazione sociale».

Ha messo in risalto il concetto di spiritualità come una riflessione che deve necessariamente tradursi in azione e contribuire a politiche e pratiche capaci di rafforzare il tessuto sociale. «Come possiamo migliorare, se non attraverso il servizio e l’azione a favore degli altri?», si è chiesta.

«La vera spiritualità è ben lontana dall’essere una forma di fuga», ha proseguito. «Solo quando questa forza spirituale diventa una forza collettiva possiamo davvero affermare di star costruendo, a partire dalle ferite più profonde, una società degna di essere definita “umana”. Abbiamo bisogno di un lavoro che ci riconnetta gli uni agli altri e di una prassi spirituale che trasformi il nostro dolore per il mondo in un’azione capace di guarire».

L’evento Unity in Diversity: Spirituality as a Force for Social Transformation (Unità nella diversità: la spiritualità come forza per la trasformazione sociale) ha riunito una quarantina di partecipanti per riflettere su come la spiritualità possa contribuire al rafforzamento della vita pubblica.

Secondo Aravena, questa intuizione è stata al centro del percorso intrapreso dal gruppo. «Ciò che stiamo osservando», ha affermato, «è che il paziente lavoro di coltivare relazioni, ascoltare con attenzione e consultarsi da pari non è disgiunto dall’affrontare le grandi sfide della nostra società. È uno dei mezzi attraverso il quale questo impegno diventa possibile. Lo spirituale e il pratico non appartengono a due sfere distinte, ma a un’unica realtà».

Dal dialogo a un coinvolgimento più ampio

Con il progredire delle riflessioni, il gruppo ha iniziato a interrogarsi su come ampliare la portata di queste conversazioni. Da qui sono nate due iniziative.

La prima consiste in una serie di podcast intitolata Spirituality and Social Transformation: Paths Toward a Meaningful World (Spiritualità e trasformazione sociale: percorsi verso un mondo ricco di significato), nella quale diversi attori sociali analizzano il rapporto tra principi spirituali e educazione, giustizia, tutela dell’ambiente e altri ambiti di interesse pubblico.

«Il filo conduttore del podcast», ha spiegato Aravena, «è andare oltre approcci esclusivamente tecnici. Non stiamo parlando di educazione o giustizia solo in termini tecnici. Ci stiamo chiedendo quale ruolo giochi la spiritualità in questi ambiti».

Un nuovo podcast Spirituality and Social Transformation: Paths Toward a Meaningful World (Spiritualità e trasformazione sociale: percorsi verso un mondo ricco di significato) analizza temi quali educazione, giustizia e tutela dell’ambiente alla luce dei principi spirituali.
Dietro le quinte durante la registrazione di un episodio del podcast.

Tra coloro che contribuiscono al progetto vi è Germán Díaz, sociologo e direttore regionale di un servizio per il reinserimento sociale dei giovani. Ha descritto la serie come un invito speciale: «Speriamo che diventi un momento per fermarsi», ha dichiarato. «Non un altro flusso di informazioni da consumare rapidamente, ma un invito ad ascoltarsi interiormente, a porre domande alle quali non sempre ci concediamo lo spazio per rispondere, e a farlo insieme».

La seconda iniziativa è stata un incontro tenutosi all’inizio dell’anno, dal titolo Unity in Diversity: Spirituality as a Force for Social Transformation (Unità nella diversità: la spiritualità come forza per la trasformazione sociale) che ha riunito una quarantina di persone per riflettere sul contributo che la spiritualità potrebbe offrire al rafforzamento della vita pubblica. Molti hanno descritto l’evento come il naturale punto di arrivo di un anno di dialoghi costanti e riflessioni condivise.

I partecipanti hanno osservato che i loro sforzi traggono ispirazione dalla Casa di culto bahá’í di Santiago, un luogo che occupa una posizione speciale nella coscienza collettiva del Paese.

«La Casa di culto bahá’í è diventata un punto di riferimento nazionale», ha dichiarato Aravena. «Le persone la associano alla serenità, e chi prende parte a questo percorso sente che il lavoro è sostenuto dalla stessa atmosfera: la convinzione che impegnarsi per il benessere della società sia un’espressione dello spirito umano».

«Non consideriamo questa iniziativa come un qualcosa destinato a esaurirsi», ha aggiunto Aravena. «Con il tempo speriamo che possa trasformarsi in un movimento capace di coinvolgere un numero sempre maggiore di attori sociali in un’analisi condivisa del ruolo della spiritualità nella costruzione di una società migliore».

Veduta della Casa di culto bahá’í di Santiago, uno spazio aperto a tutti per la preghiera e la riflessione.