L’ultima puntata del podcast tratta dell’impegno per imparare a affrontare le sfide epocali nel campo dell’istruzione, dell’agricoltura e nell’armonia sociale di un villaggio della RDC.
5 aprile 2026
Nell’ambito delle consultazioni sullo sviluppo delle comunità bahá’í, diversi partecipanti provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo si sono ritrovati con il News Service presso il Centro Mondiale Bahá’í per una puntata del podcast incentrata sulle iniziative educative bahá’í del loro Paese.
Ripercorrendo in senso lato gli sviluppi degli ultimi anni, essi hanno preso il villaggio di Canjavu, nel Kivu Sud, quale esempio del modo in cui i residenti stanno imparando ad affrontare sfide epocali nel campo dell’istruzione, dell’agricoltura e nell’armonia sociale.
«Abbiamo un sistema educativo morale e spirituale che ci ha aiutato a sviluppare la capacità nell’impegno per contribuire alla trasformazione sociale», afferma Amélia Mujinga, membro del Corpo dei Consiglieri in Africa.
L’educazione ha avuto un ruolo centrale nel rinnovamento di Canjavu nel corso dei decenni. Anni fa venne fondata una scuola nel villaggio ma alla fine, senza un adeguato supporto, gli insegnanti dovettero lasciarla per cercare lavoro altrove e la scuola cessò di operare. I bambini dovevano percorrere lunghe distanze per andare a scuola, il che risultava particolarmente difficile durante la stagione delle piogge.
«Uno degli sviluppi più sorprendenti degli ultimi tempi è stato come l’intero villaggio si sia unito per far rivivere una scuola che non esisteva più», dice Chanceline Zawadi, membro di un’agenzia bahá’í a livello nazionale.
Il processo di riapertura della scuola ebbe inizio con i residenti, tra i quali figuravano capi villaggio e persone formate come insegnanti da un’organizzazione educativa d’ispirazione bahá’í, che si consultavano insieme su come rispondere ai bisogni educativi dei loro figli.
«Molti hanno cominciato a realizzare dei cesti e questo, insieme a piccoli investimenti di alcuni di loro, ha sostenuto le esigenze della scuola e degli insegnanti», spiega Zawadi.
Attualmente la scuola accoglie studenti sia a livello primario che secondario. Shoghi Irenge, insegnante in questa scuola comunitaria, osserva come, grazie ai programmi di costruzione della comunità, i giovani abbiano coltivato in particolare uno spirito di servizio.
«Alcuni giovani sono diventati insegnanti di coloro che… frequentano le classi inferiori,»
La capacità della comunità nell’agire collettivamente è stata messa in particolare luce quando gran parte delle infrastrutture della scuola è andata distrutta a causa delle forti piogge dello scorso anno.
Badi Barhigenga, capo del villaggio di Canjavu, ricorda la rapidità con cui genitori si sono mobilitati per l’opera di soccorso. «’Io posso portare delle assi,’ dissero alcuni genitori, ‘io posso aiutare come muratore.’ disse un altro. Qualcuno disse che avrebbe portato dell’altro materiale, ed è stato così che abbiamo riaperto la scuola».
Lo sviluppo del villaggio va oltre l’educazione, e pone rimedio alla situazione dei rapporti sociali e al suo impatto sui legami comunitari, come la partenza di molti uomini in cerca di lavoro altrove. Grazie ad un’intensa consultazione tra famiglie e istituzioni bahá’í locali, i residenti hanno riconosciuto l’esigenza di rafforzare l’economia agricola locale.
«Gli uomini hanno capito che attraverso l’agricoltura avevano un ruolo molto importante da svolgere,» spiega Zawadi, descrivendo il risalto dato dai residenti all’agricoltura come importante mezzo di sostentamento. «Oggi, entrando a Canjavu, scoprirete che sia le donne che gli uomini sono coinvolti insieme in ogni processo.»
Le riunioni devozionali hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo di Canjavu favorendo spazi sociali che uniscono culto e servizio, afferma Kapitene Mbasu, membro del Corpo ausiliario. Questi incontri hanno ispirato varie iniziative di azione sociale, con i residenti che applicano tecniche agricole sostenibili per trasformare terreni prima improduttivi in terreni agricoli fertili.
Queste, e innumerevoli altre attività, hanno migliorato il modo in cui i residenti di Canjavu si relazionano tra loro e avviano iniziative per rispondere ai bisogni. Alla base di tutte le iniziative, osserva il Capo Barhigenga, c’è una sempre maggiore convinzione che facciamo tutti parte di un’unica famiglia umana.» I residenti si vedono come i protagonisti del proprio sviluppo,» dice, non vedendo più le differenze religiose come ostacoli all’opera di miglioramento del loro villaggio.
«Ora tutti si vedono come un’unica grande famiglia,» ” prosegue il Capo Barhigenga, «e ognuno gioca un ruolo nell’aiutare a cambiare il villaggio.»
La puntata del podcast rientra nell’ambito della serie “In Conversation”, una disamina collettiva da parte di diverse persone sull’applicazione pratica dei principi bahá’í alla costruzione di società pacifiche.





