Una risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU mette in evidenza gli effetti “cumulativi” della persecuzione dei bahá’í in Iran 

21 Dicembre 2025

NEW YORK— L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite conferma la risoluzione adottata per la prima volta dalla Terza Commissione nel mese di novembre e condanna l’impatto “cumulativo” della persecuzione esercitata nei confronti della comunità bahá’í dal governo iraniano negli ultimi 46 anni. 

La risoluzione denuncia la situazione generale in materia di diritti umani esistente nella Repubblica islamica.

Confermata con 78 voti, l’Assemblea Generale mette in luce “il continuo aumento e l’impatto cumulativo delle storiche persecuzioni contro svariate comunità religiose riconosciute e non riconosciute, “in particolare i bahá’í”, nonché i cristiani, i dervisci Gonabadi, gli ebrei, i musulmani sufi e sunniti, gli yarsani e gli zoroastriani.

Secondo la risoluzione, ciascuna di queste comunità è oggetto di attacchi, vessazioni e persecuzioni sempre più intensi, con donne e ragazze “particolarmente a rischio”.

“La condanna internazionale della persecuzione della comunità bahá’í da parte del governo iraniano è estesa e incontestabile”, ha dichiarato Bani Dugal, rappresentante principale della Bahá’í International Community presso le Nazioni Unite. “Il governo iraniano deve prestare ascolto a queste preoccupazioni — ribadite ormai da tanti decenni — e rispettare i diritti dei bahá’í e di tutte le minoranze religiose ed etniche.”

Il voto della Terza Commissione è stato seguito il 28 novembre da una risoluzione d’urgenza del Parlamento europeo che ha “fortemente” criticato il governo iraniano per le violazioni dei diritti umani nei confronti dei bahá’í e ha esortato i funzionari europei a sollevare la questione con le controparti iraniane.

All’inizio di questo mese, la Bahá’í International Community e l’ONG Human Rights Watch hanno pubblicato una dichiarazione congiunta straordinaria sul sistema giudiziario iraniano “strumentalizzato” e sul ruolo svolto dai giudici e da altri funzionari della magistratura nel prendere di mira, discriminare, minacciare, incarcerare e perseguitare cittadini bahá’í innocenti.

“L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha compiuto un passo significativo nel porre l’accento sull’impatto cumulativo di quasi 50 anni di persecuzione dei bahá’í”, ha affermato la signora Dugal. “I costi umani delle politiche repressive della Repubblica islamica sono sotto gli occhi di tutti. Detenzioni arbitrarie, pene carcerarie lunghe e ingiuste, negazione dell’istruzione e dei mezzi di sussistenza, istigazione di stato all’odio contro i bahá’í e altre misure sistematiche sono brutali violazioni dei diritti umani volte a sradicare la comunità bahá’í come entità vitale e danneggiano il resto della società. Tutte queste violazioni devono cessare.”

Attacchi intensificati contro la comunità bahá’í in Iran 

I recenti avvenimenti in Iran hanno accresciuto le preoccupazioni dell’Assemblea Generale. A ottobre, dieci donne bahá’í sono state condannate a Isfahan a un totale di 90 anni di carcere per aver organizzato attività educative e culturali. Alla fine del 2024, alcuni esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno inoltre rilasciato una dichiarazione congiunta che denuncia le continue perquisizioni domiciliari, i divieti di viaggio e il prolungamento di condanne già inflitte a donne bahá’í, descrivendo tali azioni come un modello continuo di discriminazione mirata.

I rapporti delle organizzazioni per i diritti umani — tra cui l’Abdorrahman Boroumand Center e Human Rights Watch — hanno documentato la portata delle violazioni perpetrate dal governo iraniano nei confronti della comunità bahá’í. Human Rights Watch ha definito la campagna di oltre 45 anni contro i bahá’í come un vero e proprio “crimine di persecuzione contro l’umanità”.