Dalle tavole rotonde d’alto livello alla “mini-COP” per i giovani, i contributi bahá’í alla COP30 esplorano il ruolo dell’etica e delle generazioni future nel pilotare le decisioni sul clima.

11 dicembre 2025

BELÉM, Brasile — Qual è la motivazione che può spingere all’attuazione di decisioni difficili, necessarie per affrontare il cambiamento climatico non solo oggi ma anche per le generazioni future? Il quesito è stato al centro dei contributi della Bahá’í International Community (BIC) alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP30), tenutasi a Belém, in Brasile, dove oltre 50.000 partecipanti si sono riuniti per analizzare il divario tra gli impegni sui cambiamenti climatici e la loro attuazione.

In un’intervista concessa al Bahá’í World News Service dopo la conferenza, Daniel Perell, rappresentante dell’ufficio di New York della BIC, ha osservato che il discorso prevalente si sta gradualmente spostando verso una risposta alle domande sempre più complesse su come l’umanità possa agire unita.

Perell, insieme ad altri sette delegati della BIC provenienti da Australia, Brasile, Regno Unito e Stati Uniti, ha partecipato a una serie di dibattiti svoltisi sia nel corso della conferenza che in occasione di eventi organizzati in varie zone di Belém.

Caratteristica peculiare della conferenza è stato il Global Ethical Stocktake – GES –  (Bilancio Etico Globale n.d.t.), una nuova iniziativa della presidenza della COP30 che ha invitato persone e istituzioni di tutto il mondo a prendere in considerazione le dimensioni etiche del cambiamento climatico.

Presso il padiglione GES, la BIC ha co-ospitato un forum dal titolo “Il ruolo delle comunità religiose nella costruzione di un’etica della cura e della giustizia per il clima”, che si è riallacciato alle esperienze maturate a livello mondiale nelle iniziative di costruzione della comunità.

Nel suo intervento al forum, Perell ha parlato dell’ampliamento del senso di solidarietà del genere umano, e ha rilevato che le decisioni di oggi plasmano le potenzialità a disposizione delle generazioni future, affermando che: “L’urgenza dell’azione richiede in realtà una riflessione e un orientamento a lungo termine, che tengano conto delle generazioni future e della nostra responsabilità nei loro confronti”.

Perell ha contrapposto i criteri basati principalmente sugli incentivi finanziari al tipo di motivazione che si riscontra all’interno delle famiglie, dove le persone agiscono per il bene dei propri figli e nipoti spinte da amore e responsabilità morale. Perell ha altresì rimarcato che l’introduzione di queste considerazioni etiche nel dibattito sul clima può sbloccare le riserve più recondite di coraggio e perseveranza.

Anche le questioni legate all’interesse per il benessere collettivo dell’umanità sono state al centro di un evento collaterale ufficiale intitolato “Dai principi alla politica: percorsi nazionali per affrontare perdite e danni”, co-ospitato dalla BIC e dal governo della Repubblica dii Vanuatu.

Affrontare perdite e danni richiede ben più che semplici meccanismi tecnici, ha osservato Vahíd Vahdat dell’Ufficio per gli Affari esterni dei bahá’í del Brasile. “Saremo in grado di rispondere a queste sfide solo se faremo anche leva sulle nostre migliori qualità come civiltà”, ha affermato.

Vahdat ha posto l’accento sulla necessità di combinare l’analisi scientifica con il dialogo, la fiducia e il riconoscimento che l’umanità è un’unica famiglia. Durante l’evento si è analizzato come le comunità possano applicare alle sfide climatiche il criterio olistico, considerando le vulnerabilità insieme alle capacità e alle aspirazioni, e garantendo che le popolazioni locali possano individuare le sfide, approfondire le circostanze e intraprendere azioni collettive. Questa visione, ha affermato Vahdat, vede le persone come protagoniste del cambiamento sociale e della resilienza, piuttosto che semplici vittime.

Oltre che nel sito ufficiale della conferenza, il dibattito ha approfondito temi legati all’etica e alla motivazione in un forum TED intitolato “La crisi climatica è una crisi spirituale: un bilancio etico globale multireligioso”.

Moderato da Nika Sinai, dell’Ufficio per gli Affari esterni dei bahá’í dell’Australia, il dibattito  ha visto riuniti rappresentanti di diverse tradizioni religiose e gruppi della società civile per valutare come principi e valori quali la giustizia, la compassione e la sincerità possano ispirare decisioni coraggiose e come la conoscenza scientifica e l’intuizione spirituale possano essere intese come sistemi complementari di conoscenza che insieme possono guidare un’azione efficace per il clima.

“Ridurre le emissioni richiede non solo le soluzioni tecniche che conosciamo, ma anche un senso di compassione e di giustizia per comprendere che le nostre scelte come emettitori e consumatori di energia si ripercuotono sulla Terra e hanno un impatto sia sui nostri simili sia sul pianeta che condividiamo”, ha affermato Sinai. “Noi, pertanto, combiniamo questi due sistemi complementari di conoscenza – scienza e religione – nel nostro impegno per la soluzione della crisi climatica”.

Il contributo della comunità bahá’í del Brasile alla COP30 si è basato sull’esperienza nei programmi educativi morali e spirituali che sviluppano la capacità dei giovani nel contribuire all’azione ambientale.

Prima della conferenza, l’Ufficio per gli Affari esterni dei bahá’í del Paese ha collaborato con la scuola Classe Vila do Boa e con organizzazioni locali del Distretto Federale per organizzare una “mini-COP”, durante la quale bambini e giovani hanno riflettuto sul tema “Qual è il villaggio dei nostri sogni?” e hanno correlato le loro speranze a iniziative concrete come la piantumazione di alberi, la protezione delle sorgenti e il miglioramento della gestione dei rifiuti nel loro quartiere. L’incontro rientrava nell’ambito di una serie più ampia di incontri del Bilancio Etico Globale ospitati dalle comunità bahá’í in diversi Paesi, e ha creato una rete in grado di ispirare con le proprie considerazioni a livello locale il dibattito della COP30.

“Le conoscenze tecniche sui cambiamenti climatici mostrano già un gran numero di passi da compiere”, ha dichiarato Luísa Cavalcanti, membro dell’Ufficio per gli Affari esterni. “Spesso manca quella volontà etica che può far progredire i processi decisionali”.

Cavalcanti ha spiegato che la mini-COP, e la conseguente audizione pubblica alla Camera dei Deputati brasiliana, hanno permesso ai giovani di esprimere con le loro parole le proprie preoccupazioni e aspirazioni. “Vediamo che i bambini e gli adolescenti non solo sono il futuro”, ha affermato, “bensì stanno già agendo nelle loro comunità”.

Queste esperienze hanno influenzato direttamente il forum della comunità bahá’í brasiliana presso la Zona Verde della COP30, intitolato “Convergenza nella diversità: unire diversi attori sociali attorno a obiettivi ambientali comuni”.

L’incontro ha visto riuniti gruppi di giovani, educatori, organizzazioni della società civile e rappresentanti di istituzioni pubbliche per cercare di scoprire come le diverse prospettive possano integrarsi a vicenda nell’azione per il clima.

Le considerazioni riportate al News Service da questi partecipanti hanno messo in risalto l’importanza della collaborazione intergenerazionale e della realizzazione di un punto d’incontro come impegno attivo e continuo, che richieda un ascolto attento, cooperazione e una presenza costante nella vita delle comunità.

In un suo commento sui diversi forum svoltisi quest’anno, Perell ha dichiarato: “La scienza del cambiamento climatico è sempre più chiara.

“Le domande rimanenti sono, in sostanza, di natura etica. Il modo in cui risponderemo e le voci di chi le esprimerà determineranno il tipo di mondo che lasceremo in eredità a chi verrà dopo di noi.”