Per rispondere alle sfide del nostro tempo la consultazione è essenziale, affermano i delegati bahá’í all’8° Congresso dei Leader delle Religioni mondiali e tradizionali.

15 Ottobre 2025

Più di un centinaio di leader religiosi provenienti da 60 Paesi si sono riuniti ad Astana in occasione dell’8° Congresso dei Leader delle Religioni mondiali e tradizionali per approfondire il modo in cui le comunità religiose possano costituire una forza maggiore per la cooperazione nella risposta alle problematiche globali, come il cambiamento climatico, la rivoluzione tecnologica e la frammentazione sociale.

Parlando alla sessione plenaria, il Segretario generale della Bahá’í International Community David Rutstein ha dichiarato che una cooperazione significativa si basa sullo spirito con cui parliamo e ascoltiamo.

«Al dialogo religioso la prospettiva bahá’í offre un approccio pratico, pieno di speranza e ben radicato nel principio della consultazione», ha affermato, citando Bahá’u’lláh: «Il benessere dell’umanità, la sua pace e sicurezza, saranno irraggiungibili, ammenoché e finché la sua unità non sia saldamente stabilita».

Richiamandosi all’esperienza della comunità bahá’í, il dottor Rutstein ha posto l’accento sugli elementi della consultazione che possono rafforzare il dialogo religioso: una ricerca autentica della verità piuttosto che un dibattito; il rispetto verso ogni partecipante; l’ascolto paziente ed empatico; il distacco dalle proprie idee dopo averle presentate; e parlare senza offendere mentre si ascolta senza offendersi.

«La consultazione inizia con una sincera ricerca della verità”, ha osservato. «Non si tratta di un dibattito, né di una gara di idee, ma di un’indagine collettiva».

Il Congresso ha ospitato il forum dei Giovani Leader Religiosi sul tema “I giovani per una coesistenza pacifica”.

Alinur Sabit, segretario dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í del Kazakistan, che ha partecipato al forum, ha posto degli interrogativi su come i giovani possano promuovere meglio la collaborazione rispetto alla competizione e su come i leader religiosi possano garantire pari accesso all’istruzione per le ragazze.

In un’intervista al News Service, Sabit ha così commentato la tensione tra cooperazione e competizione. «Siamo abituati a pensare alla competizione come a una parte naturale o addirittura necessaria del progresso. Ma fino a che punto la concorrenza facilita una vera reciprocità? Quanto ci incoraggia a riportare la conoscenza con generosità, a fare di tutto per sostenere i nostri pari in modo che tutti possano prosperare?»

Ha inoltre sottolineato che la cooperazione non è solo un requisito ragionevole per rispondere alle sfide contemporanee, riflette bensì una verità più profonda sulla natura umana.

Oltre alle sessioni formali, l’Ufficio bahá’í per gli Affari esterni del Kazakistan ha ospitato due ricevimenti che hanno stimolato i presenti a prendere parte ai laboratori creativi, tra i quali figurava una opera d’arte partecipativa con feltro di lana ispirata all’immagine delle “foglie di un solo albero”, un tema che risuona sia nella cultura kazaka che negli insegnamenti bahá’í.

In suo commento sull’evento, Lyazzat Yangaliyeva dell’Ufficio degli Affari esterni e rappresentante della comunità bahá’í al Congresso, ha spiegato che l’importanza del Congresso è da attribuire non solo ai partecipanti, ma anche al modo in cui il suo spirito viene riprodotto nell’attuale discorso nazionale.

«Il Kazakistan ha creato uno spazio in cui la religione non viene emarginata a credo privato, né usata per dividere, ma incoraggiata a contribuire con una visione pratica alle questioni pubbliche», ha affermato Yangaliyeva in un’intervista al News Service.

«Il nostro ufficio sta imparando ad ampliare il cerchio, avviando studiosi, leader della comunità e giovani verso conversazioni franche e consultive sulle questioni del nostro tempo. Ciò che conta è che stiamo costruendo abitudini di ascolto e di ricerca collettiva che aiutino la religione a servire il bene comune».