IL MESE DELLA STORIA AFROAMERICANA
Due eventi per il “Black History Month” presso la Casa di culto bahá’í di Wilmette hanno riunito artisti, personalità pubbliche e residenti per riflettere sull’armonia razziale e sul senso di appartenenza.
18 Marzo 2026
WILMETTE, Stati Uniti — I legami di amicizia sincera, che nascono non malgrado bensì grazie alle differenze, rappresentano una delle forze più potenti a disposizione delle comunità che cercano di sanare le ferite causate dal pregiudizio.
Questa convinzione ha animato due incontri svoltisi lo scorso febbraio presso la Casa di culto bahá’í di Wilmette, nei pressi di Chicago, in un anno che segna il centenario della prima commemorazione nazionale della storia afroamericana degli Stati Uniti. La Casa di culto bahá’í ospita dal 2023 un programma annuale in occasione del Black History Month (Mese della storia afroamericana n.d.t) avvalendosi di arti visive, poesia e tavole rotonde per approfondire le questioni legate all’armonia sociale.
In occasione del Black History Month sono state esposte presso la Casa di culto bahá’í di Wilmette alcune opere di artisti locali, nell’ambito della mostra d’arte intitolata La tradizione continuerà (The Legacy Continues).


Promuovere l’armonia razziale
Il programma di quest’anno prevedeva una mostra intitolata La tradizione continuerà (The Legacy Continues), con creazioni di artisti afroamericani del territorio. Nell’ambito dell’esposizione, un centinaio di persone hanno partecipato a una tavola rotonda sui temi affrontati nelle opere. Un progetto interattivo, Insieme è meglio (Better Together), ha invitato i visitatori a immaginare il mondo che sperano di vedere nell’arco di un secolo.


Un altro evento, organizzato dal direttore musicale della Casa di culto bahá’í Van Gilmer, ha riunito una cinquantina di persone per un dialogo comunitario dal titolo Benedetto è il sito (Blessed is the Spot).
Tra i relatori del dialogo comunitario figuravano i sindaci di due comuni limitrofi, un docente di scuola superiore, un cappellano della zona sud di Chicago e altri attori sociali, che hanno riflettuto su cosa significhi davvero progresso reale verso l’armonia razziale.

«Qui nel North Shore alcuni amici sono impegnati in un importante lavoro sui temi dell’equità, dell’inclusione, della diversità e dell’unità della famiglia umana», ha affermato Gilmer. «Sono obiettivi difficili: è facile a dirsi, ma difficile a farsi».
Nel suo intervento, il direttore della Casa di culto bahá’í George Davis ha inquadrato la serata nel contesto dell’impegno profuso dalla comunità bahá’í a favore dell’unità razziale, definita negli Scritti bahá’í come «il problema più vitale e più scottante» per la società americana.

L’amicizia nel superare le barriere
«Ci sono sempre più persone che pensano unanimemente che questa sia una questione da affrontare come Paese, ma che può essere risolta davvero solo sul piano della comunità, dell’amicizia e delle relazioni», ha dichiarato Davis.
«Il superamento dei pregiudizi razziali», ha aggiunto, «non può dipendere solo da politiche o leggi, per quanto importanti».
«Richiede qualcosa di più profondo» ha continuato Davis «il riconoscimento non solo della nostra comune umanità, ma anche della forza che nasce dall’unità nella diversità, e dalla consapevolezza che ogni persona, a prescindere dal proprio contesto di provenienza — e forse proprio grazie ad esso — abbia un ruolo da svolgere e un contributo da offrire alla pace sociale e al miglioramento del mondo».

«Questi sono i valori su cui si fonda la Fede bahá’í», ha concluso Davis. «E lo scopo di questa Casa di culto è, in ultima analisi, quello di riunire coloro che si impegnano a costruire un mondo migliore per tutti».
ll programma è iniziato con una performance di spoken word di una giovane poetessa di Chicago. Con il brano intitolato Matumaini na Amani (“Speranza e pace” in swahili), la giovane ha invitato i presenti a considerare la speranza non come qualcosa di distante, ma come una realtà già accessibile:
«The closest steps to hope are the ones you are taking. All the strongest efforts for peace are the ones you are making».

I relatori hanno poi raccontato alcune esperienze personali riguardanti il proprio contributo sulla strada verso il raggiungimento della giustizia razziale. Tra questi, Senta Plunkett, presidente del Consiglio comunale di Wilmette, ha parlato delle iniziative per promuovere l’inclusione nella sua comunità, e Daniel Biss, sindaco della vicina Evanston, che ha descritto l’impegno della città per affrontare una lunga storia di disuguaglianze razziali.
«È quella fede fondamentale, profonda e costante nella sacralità intrinseca di ogni persona», afferma Biss, «e nella consapevolezza di essere più forti, più felici, più saggi e più sicuri quando viviamo in solidarietà gli uni con gli altri».

Una delle riflessioni più significative della serata è stata quella di Bruce Bondy, un residente locale che ha parlato dell’amicizia instaurata con Gilmer dopo essersi incontrati durante un viaggio di gruppo nel 2019 nei luoghi simbolo dei diritti civili del sud degli Stati Uniti, un viaggio la cui pianificazione era iniziata proprio presso la Casa di culto bahá’í.
«Credo che non ci sia nulla di più potente, nulla che possa aiutarci a superare il razzismo più della vera amicizia tra persone di razze diverse», ha detto Bondy.
«Non è una semplice conoscenza. Non è come andare ogni tanto a pranzo con un collega. Quello che fa la differenza è un’amicizia vera, in cui entrambe le persone si sentono a proprio agio a tal punto da parlare apertamente».

Risonanza storica
L’incontro, che ha riunito persone di fede bahá’í, cristiana, ebraica e musulmana, insieme a persone senza orientamento religioso, ha avuto anche una particolare risonanza storica.
A dicembre, la Casa di culto bahá’í ha ospitato una commemorazione del centenario di The New Negro, la celebre antologia del 1925 curata da Alain Locke, uno dei pensatori più eminenti dell’epoca. Locke, membro della prima comunità bahá’í degli Stati Uniti, fu il primo afroamericano a ottenere una borsa di studio Rhodes ed è spesso ricordato come il “decano” del Rinascimento di Harlem.
Sin dalla cerimonia di posa della prima pietra del 1912 da parte di ‘Abdu’l-Bahá, la Casa di culto bahá’í di Wilmette ha servito le comunità circostanti come luogo di preghiera e di servizio.



A oltre un secolo dall’appello di ‘Abdu’l-Bahá a superare i pregiudizi che dividono il genere umano e a riconoscerne l’unità essenziale, questo genere di incontri sta a dimostrare che lo spirito che anima quell’appello continua a unire le persone.






