21 novembre 2024
WATERLOO, ONTARIO, Canada — Cosa significa essere “operatore di pace” nel mondo odierno? Per gli oltre 700 giovani riuniti presso la Wilfrid Laurier University di Waterloo, la domanda ha suscitato un profondo dibattito su come coltivare comunità che possano incarnare i principi fondamentali della pace attraverso l’azione pratica.
La conferenza, durata due giorni, ha visto riuniti partecipanti provenienti da 92 località dell’Ontario, da chi si trovava a pochi passi di distanza dal luogo del raduno a chi ha intrapreso un viaggio in comitiva di 15 ore da Thunder Bay.


Intervistati dal News Service, diversi partecipanti hanno tratto le proprie considerazioni sull’esperienza di costruzione di comunità e riportato al convegno gli spunti di riflessione che ne sono scaturiti.
Promuovere una cultura di pace
I partecipanti hanno descritto in che modo l’impegno quotidiano per creare le condizioni spirituali e sociali per l’unità stia gradualmente promuovendo una cultura di pace nei loro quartieri, dove le persone si prodigano nel dar voce al principio dell’uguaglianza tra donne e uomini e stanno sviluppando una maggiore consapevolezza della fondamentale necessità di giustizia ed equità in tutti gli aspetti della vita comunitaria, dal modo in cui vengono prese le decisioni al modo in cui la conoscenza viene trasmessa e applicata.
Attraverso le iniziative bahá’í di costruzione di comunità che promuovono amore sincero e legami duraturi tra la gente, persone appartenenti a gruppi diversi, e che un tempo avevano un’interazione limitata, stanno scoprendo la loro intrinseca unità e imparando a lavorare insieme per il bene comune.

«C’è molta distruzione, dolore e sofferenza nel mondo», ha detto Naya, una diciassettenne. «Questo è il momento per noi di ritrovarci uniti come comunità», ha continuato, «per elevare l’un l’altro… e prenderci cura l’uno dell’altro, perché siamo tutti una cosa sola».
Shidan, un quindicenne proveniente da una zona nella quale risiedono famiglie di diverse etnie, ha spiegato: «In passato, le persone della mia comunità erano separate per casta, religione e stato sociale.

«Ma, attraverso l’educazione spirituale delle giovani generazioni, abbiamo trovato il modo di riunire le nostre famiglie, provenienti da gruppi diversi, per avere un dialogo comune sul futuro della nostra comunità».
Ha inoltre aggiunto: «Quando penso a lavorare per la pace, la ritrovo già nella vivacità delle celebrazioni comunitarie che teniamo nel nostro centro di quartiere, in modo particolare nel gruppo di danza avviato di recente e ora giunto a festeggiare il primo anniversario, e negli incontri devozionali che attirano tutti noi da ambienti apparentemente diversi per riconoscere la nostra intrinseca unità».
Eliminare gli ostacoli all’unità attraverso la consultazione
Nelle comunità in cui si sta radicando l’impegno educativo bahá’í, la consultazione spicca come un potente strumento per promuovere una cultura di pace attraverso il processo decisionale collettivo. I partecipanti stanno scoprendo come travalicare le barriere sociali e costruire l’intesa.
I partecipanti al convegno hanno messo in risalto il potere insito negli spazi di consultazione nel rivelare la nostra umanità comune. Perma, ventenne, ha affermato: «In quei momenti, le barriere vengono abbattute. Le persone si ritrovano, scoprono un terreno comune e si rendono conto che tutti stanno lottando per le stesse aspirazioni».


Parlando della natura unica di questi spazi consultivi, Jenny, 18 anni, ha detto: «Non sono molti i luoghi che offrono l’opportunità di discutere sulle questioni più importanti della vita.
«A volte, vuoi parlare di argomenti profondi ma non sai quando o dove farlo. … Le attività bahá’í di educazione spirituale ci mettono a disposizione questo spazio, permettendoci di approfondire questioni cruciali e pensare a soluzioni pratiche».
Rafforzare il senso di scopo attraverso il servizio
I partecipanti al convegno hanno osservato che una caratteristica sorprendente delle attività bahá’í di costruzione di comunità è il modo in cui promuovono nei giovani la capacità di superare i pregiudizi e di incanalarne le energie verso un cambiamento costruttivo. I partecipanti hanno parlato del modo in cui il servizio verso il prossimo, in particolare verso i più giovani di loro, abbia rimodellato la loro comprensione di ciò che i giovani possono realizzare.

Molti dei partecipanti servono come insegnanti nelle classi di morale bahá’í per bambini o come facilitatori di gruppi per adolescenti. «Li vedi progredire», ha detto Preeti, che ha 16 anni. «Stanno diventando più aperti e più socievoli. … Hanno più idee. Alzano più spesso la mano. … È una cosa così grande».
Riprendendo un tema centrale dell’incontro, David, 15 anni, ha descritto come l’impegno nei programmi educativi bahá’í abbia risvegliato il suo senso di scopo:
«Puoi darti da fare, subito. Non devi aspettare di crescere», ha detto David.
«Rendermi conto di poter contribuire alla mia comunità è stato davvero incoraggiante e mi ha ispirato a dare il mio apporto nello sviluppo di coloro che sono più giovani di me».

Attraverso l’esperienza del servizio, i partecipanti hanno descritto come una visione comune del progresso sociale abbia permesso loro di affrontare le sfide con maggiore resilienza. Mentre si sostengono a vicenda nell’affrontare le difficoltà, la loro unità di intenti rafforza la capacità collettiva di perseverare nelle sfide quotidiane.
Uniti da questo spirito di sostegno reciproco, i partecipanti stanno scoprendo come il loro impegno congiunto, guidato da principi spirituali, sia in grado di trasformare i loro quartieri con modalità che, da soli, non avrebbero mai potuto realizzare.

David ha spiegato che essere testimone delle difficoltà che incontrano i giovani è stata per lui una forte motivazione a impegnarli nel servizio al prossimo. «Abbiamo iniziato osservando i bisogni del nostro quartiere e decidendo come potevamo affrontarli», ha detto.
Un’esperienza in particolare gli ha lasciato un’impressione indelebile. «Abbiamo prestato aiuto a una vicina che viveva da sola, era incinta e aveva accumulato una notevole quantità di spazzatura di cui non riusciva a disfarsi. Mentre lavoravamo insieme, ripulendo il cortile e piantando le rose, ho notato i sorrisi dei bambini», ha ricordato. «Hanno persino iniziato a fare domande sul perché lo stavamo facendo e su cosa potevamo fare di più».
David ha commentato l’impatto in senso lato di queste azioni. «Mi ha riempito di gioia vedere come, spostando la loro attenzione sul servizio, l’ambiente negativo al quale erano abituati si stesse gradualmente trasformando».

Vivere una vita coerente
Il convegno ha approfondito il modo in cui il conseguimento di un cambiamento sociale duraturo richieda una profonda trasformazione nella visione che i giovani hanno della loro vita e del loro scopo.
I partecipanti hanno discusso della frequente separazione tra alcuni modelli di pensiero e i risultati accademici, lo sviluppo personale e il servizio alla società in ambiti distinti. Tuttavia, grazie al loro impegno nei programmi bahá’í di educazione morale e spirituale, questi giovani stanno scoprendo un approccio alla vita più integrato.

Riflettendo su come le nozioni prevalenti di valore e successo vengano messe in discussione da questa comprensione integrata, Ken, 19 anni, ha detto: «Altri giovani vengono a chiederci perché lo facciamo, perché aiutiamo la comunità, perché li aiutiamo e quale valore ne ricaviamo. E io rispondo che il valore a cui state pensando è il valore monetario… State pensando a come ‘Posso cavarmela da solo’… ‘Se ne traggo qualche vantaggio…’».

Ken ha aggiunto che la vera ricompensa deriva dalla constatazione di un cambiamento positivo nelle loro comunità e dal contributo al benessere degli altri, un appagamento che trascende le considerazioni materiali.
Questa comprensione sta rimodellando il modo in cui i giovani affrontano le loro scelte di carriera. Perma ha descritto il suo percorso: «Quando ho iniziato la mia carriera, non sapevo cosa volessi fare. Ho scelto l’assistenza sanitaria per aiutare le persone, ma ero confusa sul mio ruolo.

«Ora vedo una nuova prospettiva nel processo decisionale perché nel sistema sanitario sono molte le questioni che vanno affrontate. È facile lamentarsi di ciò che non va, ma rendermi conto che posso fare la differenza è formidabile. Voglio dare una svolta alla mia carriera, quindi non sto aspettando il cambiamento, ma lo sto decisamente mettendo in atto e sto dando il mio contributo alla mia comunità».

Guardando al futuro, i giovani hanno pianificato le attività dei prossimi mesi che potrebbero coinvolgere oltre 20.000 loro coetanei in un movimento in crescita dedicato alla trasformazione della comunità attraverso un’azione sistematica e collettiva.
Mentre questi giovani tornano nelle loro comunità per tradurre in pratica questi piani, il loro entusiasmo indica l’ampio impatto del loro impegno collettivo. Come ha affermato Livia, una diciannovenne di Stratford, «Non vedo l’ora di vedere cosa porterà questo convegno per il futuro».

Qui potete visualizzare il breve documentario realizzato dal Bahá’í World News Service sul convegno e sull’impegno dei giovani dell’Ontario per il bene comune.


