14 novembre 2024
POTSDAM, Germania — Un’ottantina di spettatori (tra genitori, amici e vicini di casa) si sono ritrovati sabato mattina in una piccola sala cinematografica tedesca, per assistere alla proiezione di un cortometraggio realizzato da un gruppo di giovanissimi e per discutere di un tema che tocca profondamente i giovani di oggi: l’impatto dei social media sulla vera amicizia.
In un’intervista al Bahá’í World News Service, la facilitatrice del gruppo Sophie Abdulkarim-Hoerster, ha dichiarato: “I giovanissimi erano profondamente consapevoli dell’influsso dei social media sulle loro relazioni. Volevano trattare l’argomento attraverso il cinema per aiutare altri giovani a riconoscere la differenza tra amicizie e connessioni online”.
Anziché discutere solo dei timori verso i social media, il gruppo ha scelto di confrontarsi su questi temi attraverso un mezzo artistico, che gli consentisse di analizzare e dar voce alle intuizioni scaturite attraverso la narrazione visiva, in una maniera che trovasse profonda risonanza tra i loro coetanei.
Diversi partecipanti al gruppo hanno raccontato al News Service le loro impressioni. Ecco il commento di uno di loro: “Attraverso il nostro progetto cinematografico, ho imparato che l’uso continuo del cellulare ti fa perdere l’opportunità di partecipare veramente alla vita. Ti lasci scappare esperienze significative e la creazione di legami veri con gli altri”.

I partecipanti ai programmi bahá’í di educazione morale si riuniscono regolarmente per un’analisi delle forze sociali alla luce di principi morali e spirituali, come la nobiltà dell’essere umano, l’uguaglianza tra donne e uomini e la giustizia. Tra gli argomenti che discutono c’è la ricerca delle modalità che consentano loro di servire i bisogni della loro comunità.
Il progetto cinematografico è scaturito dai discorsi di un gruppo giovanissimi impegnati nei programmi bahá’í di educazione morale, che sviluppano la capacità dei giovani di analizzare le forze sociali alla luce dei principi morali e spirituali. Prendendo in esame principi come la nobiltà dell’essere umano, l’uguaglianza tra donne e uomini e la giustizia, i partecipanti sviluppano le loro capacità di servizio verso le loro comunità. La collaborazione con un’organizzazione locale dei media giovanili ha consentito al gruppo di tradurre le proprie idee in un avvincente cortometraggio.
Sophie ci ha spiegato che attraverso questo processo di sviluppo spirituale e morale, il gruppo ha imparato a interagire con la tecnologia in modo ponderato, anziché rifiutarla o abbracciarla acriticamente. “I partecipanti stanno scoprendo come promuovere relazioni profonde applicando le tecnologie digitali a finalità che sono in linea con le loro aspirazioni più elevate per la crescita individuale e il benessere della comunità”, ha affermato.

Il progetto cinematografico ha offerto ai giovanissimi l’opportunità di studiare il loro rapporto con la tecnologia.
Studiare la vita digitale attraverso una lente spirituale
Riflettendo sul principio bahá’í di armonia tra scienza e religione, Sophie ha sottolineato che, quando la tecnologia è guidata da principi spirituali ed è in linea con le più elevate aspirazioni dell’umanità, può diventare un potente strumento per il progresso della civiltà.
“La tecnologia e i media digitali possono distogliere o far valorizzare l’umanità dallo sviluppo spirituale e materiale dell’umanità”, ha dichiarato Sophie. “Riescono ad ingigantire le distrazioni futili e renderle desiderabili, ma il loro uso consapevole può anche rafforzare e sostenere l’impegno al servizio verso la società”.

Il processo produttivo, oltre a fornire al gruppo di giovanissimi le competenze tecniche per le riprese, la scrittura e il montaggio, ha permesso ai partecipanti di valutare come interagire con la tecnologia in maniera che favorisca, anziché compromettere, il benessere umano.
Mentre i giovani riflettevano sul loro rapporto con la tecnologia, Sophie ha osservato in loro una crescente consapevolezza sui valori racchiusi in questi, per loro, attraenti strumenti. “I giovanissimi hanno capito che il modo in cui usano i loro cellulari non è sano, eppure fanno fatica a resistere all’attrazione”, ha affermato.
Ha spiegato che questa lotta mette in risalto una sfida ben più grande che molti si trovano ad affrontare oggi: come interagire con la tecnologia in un modo che favorisca, anziché indebolire, il benessere umano.
Per i partecipanti, il progetto ha ribadito l’importanza della moderazione e della consapevolezza nell’uso della tecnologia. Durante i loro regolari incontri dei gruppi giovanissimi, per esempio, spesso scelgono di mettere da parte i cellulari per non perdere l’attenzione reciproca.

Attraverso varie attività, i partecipanti hanno pensato a come realizzare un cortometraggio che parli dei modelli negativi di consumo dei media tra i giovani.
Promuovere forti legami relazionali
Sophie ha rilevato che, sebbene i giovani cerchino naturalmente un senso di appartenenza, gestire le relazioni sui media online presenta sfide particolari.
“Attraverso i social media, molti giovani sono in stretto contatto con un vasto gruppo di coetanei”, ha affermato, “il che porta a un’elevata quantità ma a una bassa qualità di interazione”.
È stata questa la realtà che ha ispirato il gruppo a cercare di capire come potrebbe essere la vera e propria amicizia.

Proiezione del film in un cinema locale
Il film racconta l’esperienza dei giovani che vengono assorbiti dai social media e poi scoprono la gioia dell’amicizia attraverso interazioni profonde che si formano quando loro si uniscono con lo scopo comune di servire la comunità.
“Nel nostro gruppo giovanissimi ho imparato a distinguere tra i veri amici e le influenze negative”, ha detto un altro partecipante. “Studiando insieme e servendo la nostra comunità, scopriamo interessi e aspirazioni comuni. È così che si sviluppano le vere amicizie”.
Un altro giovane ha detto: “I cellulari e i social media spesso ci danno la sensazione di essere felici e di avere molti amici, ma questa sensazione non è reale. Nella vita, nulla può realmente sostituire i veri amici. Nel nostro gruppo, impariamo il significato della vera amicizia e cosa ci porta davvero gioia nella vita”.

Un’altra immagine della proiezione del film.
Attraverso un’analisi creativa di questi temi, sono scaturiti profondi spunti di riflessione sui legami autentici. “Quando ci ritroviamo per studiare e servire insieme, scopriamo pensieri e aspirazioni comuni: è così che nel nostro gruppo si sviluppano le amicizie genuine”. I giovani si sono anche trovati meglio preparati a gestire le pressioni sociali. “Abbiamo imparato a pensare in modo critico ai messaggi online”, ha commentato un altro giovanissimo. “Abbiamo scoperto che la vera amicizia non consiste nel seguire le mode o mantenere una certa immagine, ma nel promuovere una crescita reciproca e lavorare insieme per contribuire alla nostra comunità”.

Alla proiezione hanno assistito un’ottantina di partecipanti, tra cui amici e genitori dei giovani, nonché i loro vicini di casa. Oltre ai temi affrontati nel cortometraggio, il dibattito seguito alla proiezione ha anche preso in esame il modo in cui i programmi educativi bahá’í sviluppano la capacità di servizio.