27 giugno 2024

ESCH-BELVAL, Lussemburgo – In Lussemburgo, negli ultimi tre anni, si è ampliato il dibattito sull’analisi approfondita del ruolo della comunità nel superamento delle sfide poste da passività e da frammentazione sociale, esaminandone le cause alla radice. L’iniziativa, facilitata dai bahá’í del Paese e volta a promuovere una società più coesa, creando l’incontro tra studiosi e membri della società civile in occasione dei forum organizzati presso l’Università del Lussemburgo, avvicina la teoria alla pratica.

Jean-Pierre Schmit dell’Ufficio bahá’í per le Relazioni esterne del Lussemburgo spiega che il dibattito trae ispirazione dagli spunti di riflessione emersi attraverso l’impegno dei bahá’í per la costruzione di comunità che incoraggino i partecipanti a guardare oltre la propria cerchia immediata e a contribuire attivamente e in senso lato al benessere delle loro comunità.

A destra: Jean-Pierre Schmit dell’Ufficio per le Relazioni esterne del Lussemburgo.

“Vincere lo stato di torpore e favorire il rimboccarsi le maniche non sono certo scelte facili”, dice Schmit, aggiungendo che “le sfide della passività sono pervasive nella società moderna, all’interno della quale il desiderio di essere intrattenuti è coltivato sin dall’infanzia da diverse forze sociali”.

Nonostante la sfida, il signor Schmit ha rilevato, in un’intervista con il News Service, che l’impegno profuso dai bahá’í per la costruzione di comunità offre alcuni preziosi spunti di riflessione. L’impegno a livello educativo e di servizio crea ambienti nei quali i partecipanti vedono sé stessi in un viaggio collettivo per contribuire al miglioramento sociale attraverso azioni pratiche nei loro quartieri.

“In questo processo, i vicini imparano a consultarsi su necessità specifiche, come l’educazione morale dei loro figli”, ha affermato. Man mano che i partecipanti si confrontano con queste esigenze, essi arrivano a capirsi meglio l’un l’altro, a constatare più le cose in comune che non le differenze, e comincia a germogliare un profondo senso dell’unità sostanziale del genere umano.

La serie di seminari annuali e di gruppi di lettura bisettimanali che, con la partecipazione di studiosi e attori della società civile, stanno analizzando da tre anni questi temi, fa parte del contributo della comunità bahá’í al discorso sulla coesione sociale. I workshop, co-ospitati dal professor Robert Harmsen, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze dell’Educazione e Scienze Sociali, si sono tenuti presso l’Università del Lussemburgo.

A sinistra: il professor Robert Harmsen, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze dell’Educazione e Scienze sociali dell’Università del Lussemburgo.

Nel corso dei workshop, l’impatto della pandemia sulle dinamiche sociali è stata una considerazione fondamentale. Da un lato, la pandemia ha rafforzato il senso di cura e di comunità, poiché le persone si sono mobilitate per sostenersi a vicenda. D’altro canto, come ha sottolineato il professor Harmsen nel corso della serie di workshop, la pandemia ha anche esacerbato le divisioni e le disuguaglianze sociali esistenti.

Questo duplice impatto è stato un tema centrale del dibattito e ha messo in risalto sia il potenziale per una maggiore coesione sociale sia le sfide che devono essere affrontate. Schmit ha spiegato che, mentre la crisi sanitaria ha fatto emergere disuguaglianze più profonde, le comunità che promuovono la capacità di servizio reciproco stanno imparando a superare l’atteggiamento mentale del “noi contro loro”. Questo cambiamento, ha dichiarato, alimenta le comunità orientate verso l’esterno che sono inclusive e accoglienti nei confronti di persone di diverse provenienze ed estrazioni, compresi coloro che sono appena arrivati in Lussemburgo.

I partecipanti al primo workshop del 2022, co-ospitato dall’Ufficio bahá’í per le Relazioni esterne del Lussemburgo e dal professor Robert Harmsen, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Scienze dell’Educazione e Scienze sociali presso l’Università del Lussemburgo.

Lisa McLean, amministratrice delegata di Radio Ara, una radio comunitaria, e storica partecipante, ha sottolineato l’importanza dei workshop e dei gruppi di lettura, affermando: “Hanno fornito uno spazio per riflettere con persone che la pensano allo stesso modo, aiutandoci a comprendere le nostre esperienze in un contesto più ampio”.

Schmit precisa che i prossimi workshop continueranno ad analizzare le caratteristiche delle comunità dinamiche che promuovono un senso di identità comune quali membri di un’unica famiglia umana.