24 novembre 2025
NEW YORK — In una nuova risoluzione adottata dal Terzo Comitato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite viene duramente condannata la situazione del governo iraniano in materia di diritti umani, e al contempo richiamata l’attenzione del mondo sulla drammatica situazione delle minoranze religiose, in particolare della comunità bahá’í, la più grande minoranza non musulmana dell’Iran.
Approvata con 79 voti favorevoli, due in più rispetto all’anno precedente, la risoluzione pone l’accento su quanto viene definito come “l’intensificarsi di una persecuzione storica e il suo impatto complessivo” contro un vasto gruppo di minoranze religiose riconosciute e non riconosciute, citando “in particolare, i bahá’í” e, tra gli altri, i cristiani, i dervisci gonabadi, gli ebrei, i musulmani sufi e sunniti, gli yarsani e gli zoroastriani. Nella risoluzione si rileva che questi gruppi sono bersaglio di continui attacchi pesanti e di molestie, che vedono le donne e le ragazze delle comunità minoritarie “a rischio elevato”.
“Siamo lieti che, ancora una volta, il Terzo Comitato dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite abbia richiamato la Repubblica Islamica per la ormai pressoché cinquantennale persecuzione sistematica dei bahá’í in Iran”, ha dichiarato Bani Dugal, Rappresentante principale della Bahá’í International Community presso le Nazioni Unite. “In questa risoluzione l’enfatizzazione dell’impatto complessivo di oltre quattro decenni di persecuzione dei bahá’í rappresenta un punto di forza particolare”, ha aggiunto Dugal, “ed è essenziale che la comunità internazionale riconosca lo spaventoso costo umano della politica repressiva del governo iraniano”.
“Continuiamo a sperare che l’Iran risponda all’appello a difendere i diritti umani di tutti i suoi cittadini, compresa la comunità bahá’í, che ha sofferto abbastanza a lungo”, ha detto alla fine Dugal.
La risoluzione critica il governo iraniano per la repressione sistematica basata sull’appartenenza religiosa, citando segnalazioni di sparizioni forzate, reclusioni arbitrarie senza un giusto processo e pene detentive eccessivamente severe. Documenta inoltre la confisca di beni immobili, la demolizione di case ed esercizi commerciali e l’arresto di membri anziani e di spicco della comunità. Approvando questa risoluzione, L’Assemblea Generale ha nuovamente sollecitato la Repubblica Islamica a porre fine a queste pratiche e a “cessare di monitorare le persone per via della loro identità religiosa, a rilasciare tutti i praticanti religiosi incarcerati per la loro appartenenza o per le attività legate a un gruppo religioso minoritario, [e] a smettere di profanare i cimiteri”.
In vista del voto, la Missione brasiliana ha dichiarato: “Ribadiamo il nostro sostegno al diritto di tutte le minoranze religiose, compresi i bahá’í, di praticare la propria fede liberamente e senza alcuna discriminazione”. La Missione del Regno Unito ha dichiarato: “Restiamo profondamente preoccupati per la repressione della libertà di religione e di credo da parte dell’Iran. … tramite il crescente utilizzo di media legati allo Stato, la ricerca di capri espiatori e l’istigazione all’odio contro le minoranze religiose, in particolare i bahá’í”, come pure contro i cristiani. “Siamo a favore del diritto di queste comunità di praticare la propria fede liberamente e senza interferenze da parte dello Stato”, ha concluso la Missione del Regno Unito.
Un punto centrale della risoluzione è il codice penale iraniano, segnatamente gli articoli 499 bis e 500 bis, che criminalizzano l’espressione religiosa non musulmana. Anche la risoluzione dello scorso anno aveva messo in risalto queste recenti aggiunte al codice penale, a dimostrazione delle persistenti preoccupazioni strutturali in materia di diritti umani sollevate dall’Assemblea Generale in merito alla posizione del governo iraniano nei confronti delle minoranze religiose.
La continua applicazione di questi articoli, afferma la risoluzione, “ha notevolmente intensificato la discriminazione e la violenza”, consentendo alle autorità di arrestare con accuse infondate i bahá’í e i seguaci di altre minoranze. È seguita un’ondata di restrizioni economiche mediante “la chiusura, la demolizione o la confisca di aziende, terreni e proprietà, la revoca di licenze e il diniego di assunzione in determinati settori pubblici e privati”.
La risoluzione invita l’Iran “a eliminare, nella legge e nella pratica, tutte le forme di discriminazione basate sul pensiero, sulla coscienza, sulla religione o sul credo, … quali le restrizioni economiche, ovvero la chiusura, la demolizione o la confisca di esercizi commerciali, terreni e proprietà, la revoca delle licenze e il diniego di assunzione in determinati settori pubblici e privati, comprese le posizioni governative o militari e le cariche elettive, il diniego e le restrizioni all’accesso all’istruzione, anche per i membri della minoranza bahá’í e di altre minoranze religiose, e altri atti che comportano violazioni dei diritti umani o abusi contro persone appartenenti a minoranze religiose riconosciute e non riconosciute”, sentimenti che corrispondono ad anni di misure repressive contro i bahá’í, all’esclusione sistematica degli studenti bahá’í dalle università e dai percorsi professionali e ai tentativi di bloccare qualsiasi progresso e sviluppo della comunità.
I recenti eventi in Iran hanno rafforzato questi timori. A ottobre, dieci donne bahá’í di Isfahan sono state condannate a un totale di 90 anni di carcere per aver organizzato attività educative e culturali. Esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno inoltre rilasciato una dichiarazione congiunta a fine 2024 nella quale denunciavano le continue irruzioni nelle abitazioni, i divieti di viaggio e le lunghe pene imposte alle donne bahá’í, descrivendo queste azioni come uno modello continuo di discriminazione mirata .
Alcuni reportage paralleli di organizzazioni per i diritti umani, tra cui l’ Abdorrahman Boroumand Center e Human Rights Watch, hanno documentato la portata delle violazioni ai danni della comunità bahá’í da parte del governo iraniano, dalle esecuzioni e incarcerazioni all’esclusione economica, culturale ed educativa. Human Rights Watch ha definito la campagna contro i bahá’í, durata 45 anni, come un crimine di persecuzione contro l’umanità.
La risoluzione si conclude con un appello all’Iran affinché onori i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale, tra i quali la garanzia del diritto alla “libertà di pensiero, coscienza e religione o credo” per tutti i suoi cittadini. Ribadisce che la situazione dei bahá’í e di altre minoranze non è isolata, ma rientra in un più ampio schema di repressione che colpisce l’intera società.
Quest’ultima decisione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite rafforza ulteriormente la pressione sull’Iran affinché dia l’avvio a riforme significative e ponga fine alle violazioni sistemiche documentate da decenni. La risoluzione sarà votata in plenaria a dicembre.