500 giovani provenienti da 22 Paesi dell’Europa orientale si sono riuniti a Bucarest per capire come intensificare le iniziative per contribuire al miglioramento delle loro società.
26 ottobre 2025
BUCAREST, Romania — In molte regioni del mondo, i giovani si trovano intrappolati tra due visioni contrastanti del proprio futuro: una caratterizzata dal desiderio di cercare opportunità altrove e un’altra che li richiama a contribuire al rinnovamento delle proprie comunità.
Circa 500 giovani provenienti da 22 Paesi dell’Europa orientale si sono riuniti nei giorni scorsi a Bucarest proprio per risolvere questa tensione: cosa significa diventare protagonisti di un cambiamento positivo nelle società in cui vivono?
Il convegno, denominato “Professionisti della pace: i giovani trasformano l’Europa”, è stato concepito come un momento importante all’interno di un processo di dialogo e azione ben più esteso.
Nel suo discorso di apertura, Yevgeniya Poluektova, membro del Corpo dei Consiglieri dell’Europa, ha riconosciuto le profonde sfide che la regione e il mondo si trovano ad affrontare. Facendo riferimento ai conflitti in corso che hanno toccato le comunità dell’Europa intera, ha osservato che, nonostante il massimo impegno profuso da molti leader e istituzioni, una pace duratura rimane un obiettivo irraggiungibile.
«Pensate al motivo per cui siete venuti qui: per ricostruire il mondo su fondamenta solide», ha dichiarato Poluektova.
Anziché concepire la pace come qualcosa da ottenere esclusivamente attraverso negoziati a distanza o cambiamenti politici, i partecipanti hanno cercato di scoprire in che modo i loro quartieri potrebbero diventare spazi all’interno dei quali l’unità, la giustizia e il sostegno reciproco si radicano nelle interazioni quotidiane.
Pelagia, una partecipante rumena, ha riflettuto sul significato di essere praticante di pace: «Significa amarsi l’un l’altro incondizionatamente, a prescindere dal colore della pelle, dalle diverse religioni e dalle differenze che ci sono tra noi. Comprendendo questo, siamo in grado di servire la nostra comunità».
La sinergia tra conoscenza e crescita
Un tema complesso emerso durante l’incontro è stato la natura dell’educazione e il suo rapporto con il cambiamento sociale.
La domanda posta ai partecipanti non è stata semplicemente come acquisire più conoscenza, ma piuttosto che tipo di educazione si rende necessaria per far sì che la prossima generazione sia meglio preparata per contribuire al progresso della società anziché al suo declino.
Durante il dibattito si è approfondito il modo in cui l’istruzione formale, per quanto preziosa per lo sviluppo dell’intelletto e delle competenze professionali, affronti solo parzialmente ciò che significa essere istruiti.
I partecipanti hanno discusso di come il loro impegno sul campo rappresenti qualcosa di più delle semplici attività extracurriculari o del volontariato. Grazie a queste iniziative, essi stanno sviluppando la capacità di rispondere al bisogno più urgente dell’umanità: imparare a vivere insieme in unità e a lavorare per il bene comune.
Bora, originaria del Kosovo, ha esposto un concetto radicato da generazioni nella storia della sua famiglia. Ha descritto come i suoi nonni siano cresciuti in un’epoca di analfabetismo diffuso, come i suoi genitori abbiano avuto difficoltà ad accedere all’istruzione durante i periodi di conflitto, ma anche come ora le siano state offerte le opportunità che erano state negate a chi l’ha preceduta.
Tuttavia, il suo pensiero è andato più a fondo rispetto alla semplice gratitudine per l’accesso a programmi di valorizzazione morale e spirituale: «L’educazione ci rende nobili perché ci rende umili: ci rendiamo conto che qualunque cosa noi conosciamo non è mai sufficiente, eppure continuiamo a ricercare la conoscenza».
Le parole di Bora denotano il concetto di educazione come qualcosa che plasma non solo ciò che sappiamo, ma anche ciò che diventiamo, plasmando in tal modo il tipo di società che possiamo costruire collettivamente. «L’educazione è un mezzo per imparare a essere migliori, più nobili, più gentili. Ci insegna a essere operatori di pace attraverso la conoscenza, l’empatia, la fiducia».
Il paziente lavoro da portare avanti
Per tutti e tre i giorni, lo spirito tra i partecipanti è andato ben oltre l’entusiasmo e l’ispirazione, fino a raggiungere il riconoscimento che le qualità coltivate in una comunità possono irradiarsi all’esterno, influenzando circoli di interazione sempre più ampi e innovando progressivamente la natura degli spazi sociali.
Per giungere a questo riconoscimento si è rivelata fondamentale la consapevolezza che un simile cambiamento inizia quando le persone imparano a infondere maggiore coerenza alla propria vita, allineando le proprie convinzioni, aspirazioni e azioni quotidiane in un insieme unificato.
Kashaf, dalla Polonia, ha spiegato come l’incontro l’abbia aiutata a riconoscere la necessità di una maggiore coerenza tra diversi aspetti della sua vita che prima sembravano non essere correlati.
Ha inoltre spiegato che «Uno dei principali spunti di riflessione che mi ha colpito è stata l’idea di vivere una vita coerente e nella quale i miei studi, la mia carriera e il mio servizio non siano distinti, ma facciano parte di un percorso unificato».
L’esperienza di Kashaf al convegno l’ha aiutata a chiarire il suo percorso futuro. Poco dopo il convegno, si è trasferita in un’altra città dove ha potuto dare il proprio apporto ai programmi di educazione morale per i giovani, proseguendo al contempo gli studi in medicina.
La storia di Kashaf, come quella di molti altri partecipanti, mette in evidenza un movimento a più ampio raggio che sta prendendo forma in tutta la regione. I giovani stanno imparando che il paziente lavoro di costruzione di capacità per affrontare le cause primarie delle sfide della loro società e promuovere l’unità dal basso attraverso iniziative durature di costruzione di comunità – seppur con visibilità meno immediata rispetto a varie forme di azione che mirano a un cambiamento rapido ma spesso insostenibile – promette di creare un cambiamento duraturo.
Lo sforzo per costruire una nuova civiltà, ha affermato Poluektova, «richiederà l’impegno di molte generazioni».