Approfondimento dal campo
Provenienti da vari campi della ricerca accademica, i partecipanti prendono in esame il modo in cui il principio dell’unità del genere umano guida le loro iniziative.
23 OTTOBRE 2026
Nell’ultimo episodio di “Approfondimenti dal campo”, alcuni dei circa 2.100 partecipanti al 50° convegno annuale dell’Association for Bahá’í Studies (ABS), tenutosi nell’America del Nord, analizzano le implicazioni del principio dell’unità del genere umano in diversi campi professionali quali, ad esempio, la salute, la geografia, l’antropologia, le scienze politiche e la tecnologia.
Nei loro interventi, i partecipanti sono ripetutamente ritornati su una domanda ricorrente: in che modo il principio che l’umanità sia una cosa sola cambia la consapevolezza delle persone e il loro contributo ai rispettivi campi accademici?
Secondo Jasmine Miller-Kleinhenz, ricercatrice oncologica presso l’University of Mississippi Medical Center, lo sviluppo delle terapie per una forma aggressiva di tumore al seno solleva un’ulteriore domanda: perché ne è stato particolarmente colpito un gruppo specifico della popolazione femminile? Attribuirne le cause alla loro ascendenza, ha detto, pare che non rispecchi il quadro completo.
Vedere l’umanità come una sola famiglia, ha spiegato la dottoressa Miller-Kleinhenz, significa chiedersi se la società sia organizzata per sostenere la salute di tutti i suoi membri. Questa prospettiva l’ha spinta a valutare le condizioni in cui vivevano le donne. Molte di loro non avevano accesso a spazi verdi, cibo nutriente e istruzione di qualità. Queste condizioni, ha spiegato, rispecchiavano le scelte sul tipo di organizzazione della società e su chi avesse accesso alle sue risorse.
La sua ricerca esamina se il degrado di un quartiere possa influenzare il corpo e contribuire alle differenze nelle condizioni di salute, e se cambiare la situazione possa migliorare la salute. L’unità, ha detto, «non può essere semplicemente qualcosa di carino ma secondario… deve anche orientare le mie domande.»
Lo psicologo clinico Michael Penn si chiede come il riconoscimento di una natura spirituale comune a tutti possa avere ripercussioni sia sull’assistenza individuale che sulla vita di una comunità. Mette in discussione la tendenza a considerare la biologia e l’esperienza sociale come gli unici fattori determinanti del futuro di una persona. Gli insegnamenti bahá’í sullo spirito umano, ha ribadito, affermano la capacità delle persone di scegliere e crescere, oltre che la facoltà di riflettere sulla propria vita e agire in conformità con valori profondamente radicati.
È una prospettiva che dirige l’attenzione anche sulle relazioni in grado di aiutare le persone a sviluppare queste capacità. Grazie al gruppo Mental Health Collaborative dell’ABS, il dottor Penn e i colleghi studiano il modo in cui la vita della comunità sostiene il benessere. «Come possiamo coltivare i tipi di comunità, i tipi di relazioni sociali, che portano al miglioramento della salute mentale in grandi masse di persone?» ha domandato.
Il dottor Penn ha descritto il modo in cui le iniziative bahá’í di costruzione della comunità riuniscano persone di diverse provenienze religiose, culturali ed economiche per pregare, meditare e intrattenere conversazioni edificanti. Queste iniziative, ha detto, possono coltivare relazioni «di supporto, d’incoraggiamento e di significato profondo», rendendo la vita collettiva di una comunità una fonte di forza per chi sta affrontando le difficoltà.
La relazione tra intuizione spirituale e ricerca scientifica è stata inoltre trattata dall’antropologa Whitney White-Kazemipour. Ha osservato che spesso alla scienza e alla religione vengono assegnati ruoli separati, con la scienza che fornisce i fatti e la religione i valori. La dottoressa White-Kazemipour ha descritto un rapporto ben più stretto: «Possiamo considerare scienza e religione come due sistemi di conoscenza, entrambi impegnati per una comprensione corretta della realtà.»
Adib Shafipour, ricercatore che lavora su applicazioni di intelligenza artificiale per la rilevazione delle malattie, parla di come unire questi sistemi di conoscenza per orientare le questioni alla base dello sviluppo tecnologico. Ha osservato che la religione viene spesso trattata come una questione legata alla vita personale, al di fuori del lavoro scientifico. Richiamarsi alle intuizioni spirituali, ha precisato, schiude le porte a domande come: «Che tipo di persona ci permette di essere questa tecnologia?» Queste intuizioni possono aiutare le persone a «sviluppare la tecnologia in una maniera diversa che ne consenta un uso più ponderato.»
Le questioni sul tipo di società che la gente contribuisce a costruire hanno anche caratterizzato le riflessioni di Derik Smith, professore di letteratura al Claremont McKenna College. Ha preso in esame il modo in cui il principio dell’unità orienta sia gli obiettivi sia i metodi di lavoro per la giustizia sociale, affermando: «Piuttosto che perseguire la giustizia sociale individuando il nemico e resistendo o combattendo contro quel nemico, stiamo cercando di creare la giustizia sociale edificando la società che vogliamo vedere, insieme con tutti coloro che sono disposti a unirsi nell’impresa».
L’episodio del podcast rientra nell’ambito della serie “Approfondimenti dal campo”, con testimonianze dirette che raccontano l’impegno specifico dei bahá’í nel campo dell’azione.