EMIRATI ARABI
Con la comparsa dell’IA nella vita quotidiana, ad Abu Dhabi i rappresentanti dei bahá’í riflettono su quale sia lo scopo della famiglia e su come possa influenzare l’uso della tecnologia verso il bene comune
21 agosto 2026
ABU DHABI, Emirati Arabi Uniti — Da molti decenni le nuove tecnologie della comunicazione hanno portato nelle case voci dall’esterno. L’intelligenza artificiale spinge verso una direzione completamente nuova questo schema comune: la tecnologia stessa è in grado di rispondere alle domande e offrire consulenza. Se i consigli e le rassicurazioni possono essere erogati su richiesta da una macchina, di cosa è rivelatore questo momento sul senso più profondo della famiglia?
«L’intelligenza artificiale e i nuovi media possono avvicinare le distanze, ma da soli non sono in grado di creare la fiducia», ha detto Hatem El-Hady, rappresentante dell’Ufficio del Cairo della Bahá’í International Community. «Possono trasmettere conoscenza, ma non possono, da soli, sviluppare la saggezza. Possono migliorare la comunicazione, ma non sono in grado di creare appartenenza, spirito di servizio o senso di responsabilità verso gli altri.»
El-Hady ha messo in risalto come questa distinzione denoti una sfida più profonda: una modalità per le famiglie di coltivare quelle qualità e relazioni che permettono alle persone di utilizzare saggiamente queste tecnologie e di indirizzarle verso il bene comune.
Questo concetto ha permeato una serie di dibattiti, tenutisi recentemente ad Abu Dhabi presso la Terza Conferenza internazionale del Dialogo tra Civiltà e Tolleranza, in occasione dei quali studiosi, ricercatori, rappresentanti religiosi, giovani e vari attori sociali hanno analizzato il rapporto tra vita familiare, tecnologie emergenti e coesione sociale.
Durante la conferenza, i membri dell’Ufficio per gli Affari esterni dei bahá’í degli Emirati Arabi Uniti hanno partecipato ai dibattiti e moderato diverse tavole rotonde.
«La famiglia non è semplicemente un’unità sociale,» ha dichiarato Roeia Thabet dell’Ufficio per gli Affari esterni. È il primo ambiente, ha spiegato, nel quale le persone imparano cosa significa vivere con gli altri, e dove qualità come l’amore, la giustizia, la compassione, la cooperazione, l’uguaglianza e il rispetto reciproco possono mettere le radici per la prima volta.
Vista in questa prospettiva, la famiglia è uno spazio sociale essenziale che può preparare le persone a partecipare in modo costruttivo alla vita della società in senso lato.
Questa consapevolezza colloca altresì la famiglia all’interno di uno schema più ampio della vita comunitaria. Riallacciandosi all’esperienza delle comunità bahá’í nella regione araba, El-Hady ha rilevato che le famiglie prosperano quando non rimangono isolate, bensì riescono a connettersi con il prossimo attraverso spazi dedicati al servizio e alla conversazione. È grazie a queste interazioni, ha detto, che i valori cessano di rimanere astrazioni e trovano espressione nella vita quotidiana.
La presenza sempre maggiore dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana rende sempre più impellente l’esigenza di considerare il potenziale ruolo delle famiglie nel plasmare il modo in cui le persone si relazionano con gli altri oltre che con i propri parenti.
Per Sama Tabrizi, rappresentante dei bahá’í degli Emirati Arabi Uniti, l’IA mette anche in evidenza ciò che deve rimanere al centro di quel contesto: la nobiltà dell’essere umano. «Qualsiasi cosa arrivi — sia dalla tecnologia che da altre fonti — noi dobbiamo continuare a preservare questa nobiltà umana.» ha detto.
La sua riflessione ribadisce un principio più ampio che sottende l’impegno bahá’í di costruzione della comunità: le qualità spirituali come la consultazione, la cooperazione, il servizio e l’attenzione verso gli altri non si acquisiscono solo tramite l’istruzione. Si sviluppano grazie a modelli di vita che favoriscono la comprensione e nei quali le persone agiscono insieme assumendosi una sempre maggiore responsabilità per i bisogni dei loro quartieri.
Man mano che queste capacità coltivate nella vita familiare e in quella comunitaria trovano espressione aldilà del loro contesto immediato, le attenzioni tendono ad estendersi anche ai vicini e, infine, alla società.
Questo movimento verso l’esterno è stato anche cruciale per la partecipazione dell’Ufficio degli Affari esterni al discorso sulla famiglia e sulla coesione sociale. Si basa su una concezione della famiglia né introspettiva e nemmeno esclusiva, bensì orientata al servizio e sempre più consapevole dell’unità essenziale del genere umano.
El-Hady ha descritto l’intelligenza artificiale e i nuovi media come «strumenti che riflettono i valori che noi infondiamo in loro.» Dove la vita familiare e comunitaria conferiscono qualità come fiducia, giustizia e responsabilità intesa come espressione pratica, ha detto, quegli stessi modelli possono contribuire a plasmare il modo in cui la tecnologia viene utilizzata e sviluppata.
La conferenza è coincisa con la designazione del 2026 degli Emirati Arabi Uniti come Anno della Famiglia. La partecipazione dell’Ufficio per gli Affari esterni alla conferenza rientra nell’ambito dei costanti approfondimenti su come la vita familiare possa contribuire alla coesione sociale in una società sempre più diversificata.