In Conversation
I Consiglieri discutono del modo in cui in tre contesti diversi — Kenya, Sri Lanka e Stati Uniti — le Assemblee Spirituali Locali bahá’í stanno diventando fonti di cura, consultazione e servizio.
5 giugno 2026
Con il sostegno alle famiglie in difficoltà, l’aiuto ai giovani nel trovare la propria direzione e la collaborazione con le autorità locali, le Assemblee Spirituali Locali bahá’í stanno diventando sempre più una presenza affidabile nelle loro comunità di tutto il mondo.
Nell’ultima puntata del podcast “In Conversation”, tre membri dei Corpi continentali dei Consiglieri — Billy Silva dagli Stati Uniti, Townsend Lihanda dal Kenya e Niroshni Saleh dallo Sri Lanka — riflettono su come si sta delineando il rapporto tra l’Assemblea e la comunità.
Composta da nove membri eletti annualmente, l’Assemblea Spirituale Locale è un’istituzione peculiare. Silva descrive il carattere spirituale della sua elezione, per la quale non esiste «alcuna candidatura, competizione o campagna elettorale». Il processo si svolge tramite voto segreto, con ognuno «rivolto verso Dio» e impegnato a scegliere coloro che «sarebbero in grado di servire la comunità nella maniera più altruistica».
Gli interessi di queste Assemblee si estendono alla comunità intera. Lihanda ne definisce i membri come «umili servitori nella comunità che fanno parte della comunità stessa», attenti al «progresso sociale, materiale e al contempo spirituale di queste comunità».
Saleh descrive l’affidabilità guadagnatasi da un’Assemblea di una località dello Sri Lanka, tale da far sì che «le autorità sanitarie locali, il rappresentante territoriale del governo» e altri servizi pubblici se ne avvalgano.
Ha illustrato il modo in cui questa fiducia riesce a trasformare la sostanza degli incontri, che altrimenti potrebbero apparire formali o incutere soggezione. In una località dello Sri Lanka, diverse famiglie non si erano mai registrate per certificati di nascita o carte d’identità, documenti indispensabili per l’iscrizione dei bambini a scuola e per l’accesso ai servizi pubblici. Siccome l’Assemblea era già in stretto contatto con alcune famiglie, le autorità locali le si sono rivolte chiedendo assistenza.
«Quando l’Assemblea ha contattato le famiglie,» dice Saleh, «si sono sentite a loro agio, non imbarazzate,» come a volte accade quando ricevono una visita delle agenzie governative. È stata la guida amorevole dell’Assemblea e il modo in cui si avvicinava alle famiglie a incoraggiarle a registrarsi.
In seguito, le autorità distrettuali e locali hanno addestrato l’Assemblea sull’assistenza nella compilazione dei documenti, chiedendo altresì indicazioni su come poter creare con la popolazione rapporti di fiducia simili.
Il dibattito si è poi spostato sui giovani. Lihanda racconta una storia di una comunità dove una madre, dopo aver scoperto che due ragazzi avevano sottratto ad un vicino alcuni effetti personali, anziché chiamare la polizia ha chiesto aiuto all’Assemblea. L’Assemblea ha cominciato a parlare con i ragazzi e con le famiglie, cercando di capire l’impatto di una situazione difficile e del distacco dalla vita comunitaria sulle loro scelte.
Da questa consapevolezza è scattata una risposta: i giovani sono stati coinvolti più profondamente nella vita della comunità. La maggiore partecipazione alle attività educative ha alimentato qualità come il servizio e l’umiltà: alcuni amici falegnami li hanno aiutati a imparare il mestiere e anche altri residenti della zona hanno dato il loro sostegno. Ora si guadagnano da vivere, racconta Lihanda, e l’esperienza ha cambiato il modo in cui l’intera comunità risponde a queste situazioni, arrivando a considerare «tutti come parte di un’unica famiglia.»
Silva parla dell’atteggiamento di un’Assemblea Spirituale Locale del Midwest degli Stati Uniti in risposta a una lunga storia di pregiudizi razziali da esaminare e sulla quale lavorare insieme nell’arco di anni, anzi, di generazioni. Riallacciandosi alle parole della Casa Universale di Giustizia — secondo cui «il potere di trasformare il mondo è influenzato dall’amore» — ribadisce che «uno degli obiettivi delle Assemblee Spirituali Locali è aiutare le loro comunità e singole persone a costruire porti sicuri di pace, oasi di unità, dove l’umanità possa trovare scampo di fronte a così tante sfide».
Nelle parole di ʻAbdu’l-Bahá, queste Assemblee sono «fulgide lampade e celestiali giardini, donde le fragranze della santità aleggiano su tutte le regioni… e le luci del sapere s’irradiano su tutte le cose create». Riflettendo su queste parole, Silva parla del «dono speciale di avere queste Assemblee Spirituali Locali nelle comunità di tutto il mondo».
La puntata del podcast rientra nell’ambito della serie “In Conversation”, una disamina collettiva da parte di diverse persone sull’applicazione pratica dei principi bahá’í alla costruzione di società pacifiche.