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In seno alla Commissione ONU la BIC valuta nuove forme di collaborazione tra gli attori sociali  

 BIC NEW YORK

Presso la 64ª Commissione ONU per lo Sviluppo sociale, la BIC valuta la collaborazione tra individui, comunità e istituzioni come essenziale per lo sviluppo sociale.

27 febbraio 2026

La qualità delle relazioni tra individui, comunità e istituzioni governative determina come le società possono affrontare le sfide più urgenti. Quando queste relazioni sono caratterizzate da tensione, competizione o aspettative puramente transazionali, si riduce la capacità collettiva; quando sono animate da una vera cooperazione e da un comune senso di scopo, scaturiscono nuove possibilità.

Su questi concetti si basa l’impegno della BIC (Bahá’í International Community) in seno alla 64ª sessione della Commissione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo sociale (CSocD64), tenutasi questo mese presso la sede dell’ONU di New York.

Quest’anno il tema prioritario della Commissione, promuovere lo sviluppo sociale e la giustizia sociale attraverso politiche coordinate, eque e inclusive, ha offerto alla BIC l’opportunità di riflettere sulle condizioni che permettono il vero consolidarsi del coordinamento. Riallacciandosi alle esperienze maturate dalla comunità bahá’í mondiale nel contribuire al progresso sociale, prima della sessione la BIC ha pubblicato una dichiarazione, intitolata “Coordinamento per il bene comune“, contenente una disamina dei ruoli distinti di tre attori sociali: l’individuo, la comunità e l’istituzione, nonché la qualità delle relazioni tra loro.

Intervenendo ad una tavola rotonda d’alto livello nel giorno di apertura della Commissione, la rappresentante della BIC, Cecilia Schirmeister, ha osservato che nel mondo lo sviluppo tende a procedere più incisivamente quando le iniziative delle istituzioni governative, dei gruppi comunitari e degli individui si intensificano piuttosto che duplicarsi o indebolirsi a vicenda.

Cecilia Schirmeister, rappresentante della BIC, nel suo intervento in occasione di una tavola rotonda d’alto livello, ha osservato che nel mondo lo sviluppo tende a procedere più incisivamente quando le iniziative delle istituzioni governative, dei gruppi comunitari e degli individui si intensificano piuttosto che duplicarsi o indebolirsi a vicenda.

“Dove le relazioni tra individuo, comunità e istituzioni sono animate dalla collaborazione, dalla cooperazione e dal coordinamento,” ha ribadito Schirmeister, “lo sviluppo è più reattivo ai bisogni della popolazione.”

Ha inoltre descritto cosa richiede tale coordinamento nella pratica: attori sociali che si uniscono per individuare le aspirazioni comuni, costruire una narrazione comune attorno alla visione del futuro e imparare a operare con umiltà, riconoscendo al tempo stesso che né le domande né le risposte possono venire alla luce senza le persone stesse.

A questo proposito, ha rimarcato Schirmeister, è fondamentale la riconcettualizzazione del significato di comunità. Piuttosto che essere intesa semplicemente come l’insieme di persone al suo interno, la comunità può essere intesa come un attore a sé stante, il quale fa sì che, attraverso spazi di consultazione e riflessione collettiva, le persone si vedano come partecipanti a un’impresa comune anziché come attori isolati.

Quando si afferma questo senso di appartenenza, l’iniziativa volontaria tende a prosperare e la collaborazione con le istituzioni diventa l’espressione naturale di uno scopo comune piuttosto che una necessità inevitabile.

Immagine dei partecipanti ad un evento organizzato dalla BIC intitolato “Rafforzare il coordinamento tra governo, comunità e individui: narrazioni locali all’interno di diversi contesti nazionali.”

Un evento parallelo organizzato dalla BIC durante la Commissione ha dato vita a questi concetti con esempi di esperienze concrete. Neda Badiee Soto e Alejandro Sarmiento González, due membri della comunità bahá’í delle Isole Canarie, hanno raccontato come anni di iniziative volte alla costruzione della comunità locale e focalizzati sull’applicazione dei principi morali attraverso atti di servizio abbiano gradualmente rafforzato i legami di fiducia, un senso di appartenenza locale e una crescente cooperazione con le autorità municipali.

Nel tempo, questo lavoro ha dato origine a iniziative di sviluppo pilotate localmente in risposta alle esigenze della zona, che vanno dall’emancipazione femminile, al ripristino ambientale e al reinsediamento degli immigrati, fino all’assistenza educativa, alla salute comunitaria e al supporto genitoriale.

Alejandro Sarmiento González (a sinistra) e Neda Badiee Soto (al centro), due membri della comunità bahá’í delle Isole Canarie, hanno raccontato come la loro comunità, grazie ad iniziative concrete, abbia gradualmente rafforzato i legami di fiducia, un senso di appartenenza locale e una crescente cooperazione con le autorità municipali.

Un’iniziativa descritta ben dettagliatamente è stata una rete di camp diurni comunitari nata alcuni anni fa dall’interessamento di famiglie impegnate nel lavoro.

Non potendo permettersi camp privati durante le vacanze scolastiche, gruppi di vicini di casa hanno preso a consultarsi insieme sulle proprie esigenze e aspirazioni e deciso di creare i propri camp affidandosi a volontari provenienti da tutta la comunità.

Partendo nel 2020 da un unico camp e meno di 100 giovani volontari, l’iniziativa è cresciuta fino a contemplare 11 camp in quattro isole, e coinvolgere più di 300 volontari e oltre 1.400 partecipanti.

Estremamente significativo, ha spiegato Sarmiento González, è stato il modo in cui le istituzioni locali sono arrivate ad impegnarsi nell’iniziativa: non pilotandola, bensì rispondendo a quanto la comunità stessa aveva classificato come necessario.

Altra immagine dei partecipanti all’evento ospitato dalla BIC intitolato “Rafforzare il coordinamento tra governo, comunità e individui: narrazioni locali all’interno di diversi contesti nazionali.”

Una volta constatato l’impatto che i camp avevano sul tessuto sociale dei loro quartieri, le autorità municipali hanno cominciato a fornire i pasti e a mettere a disposizione le strutture. “È la comunità stessa,” dice Sarmiento González, “che veramente conosce e può comprendere la propria realtà.”

Badiee Soto ha indicato il principio alla base di questa collaborazione in continua evoluzione: “L’esperienza insegna che questi tre attori, gli individui, le comunità e le istituzioni, realizzano pienamente il loro potenziale quando rafforzano le reciproche relazioni. E c’è un principio fondamentale che plasma e definisce queste relazioni: cooperazione e mutuo sostegno.”

L’impegno della BIC presso la CSocD64 si riallaccia alla sua dichiarazione, disponibile su bic.org, che esamina come questi modelli di base della vita collaborativa possano essere d’esempio non solo per le comunità locali, ma anche per i responsabili delle politiche ad ogni livello.

Foto di gruppo dei delegati della Bahá’í International Community alla 64ª sessione della Commissione ONU per lo Sviluppo sociale.