In Conversation
In questa puntata del podcast viene analizzato il modo in cui, in Canada, i giovani stanno imparando a riorientare la loro vita attorno al servizio, scoprendo nel processo un senso di scopo più profondo.
20 febbraio 2026
Nell’ultima puntata del podcast “In Conversation”, alcuni ospiti canadesi descrivono come un numero sempre maggiore di giovani stia mettendo il servizio al centro della propria vita, ritrovandovi un senso di scopo che permea ogni aspetto della loro vita, quale l’educazione, la famiglia e la carriera.
«Quando si guarda alla situazione del mondo,» osserva Golbon Singh, membro del Corpo ausiliario in Canada, «a volte si può perdere ogni speranza. Ma i giovani scelgono deliberatamente di vedere la speranza e di schierarsi con le forze dell’integrazione invece che con quelle della disgregazione».
Questo orientamento verso la speranza trova espressione nel modo in cui i giovani stanno riconsiderando la direzione della propria vita. Singh spiega che, quando i giovani partecipano ai programmi di educazione morale e spirituale bahá’í, iniziano a vedere quale presupposto per il processo di creazione della comunità “una prospettiva a lungo termine” grazie alla quale essi “riflettono, nel tempo, su come possa avvenire il cambiamento” attraverso un processo di azione, riflessione e consultazione.
«In una certa località, i giovanissimi stavano studiando la propria comunità e una delle sfide che riscontravano nelle loro scuole era la violenza» osserva Singh. Grazie alla perseveranza e ad un intento nobile, i giovanissimi hanno organizzato forum di quartiere dove, insieme ai loro coetanei, tutti i giovani hanno potuto riflettere su come dare il proprio apporto alla pace e come diventare “promotori della pace nella loro comunità.”
Man mano che i giovanissimi diventano più consapevoli della comunità, anche le relazioni tra le generazioni cominciano a cambiare. Betty Dai, anch’essa membro del Corpo ausiliario in Canada, racconta che un gruppo di giovanissimi ha notato un crescente divario tra la generazione più giovane e gli anziani, e ha constatato che «spesso gli anziani sono abituati a dare, non a ricevere». «Ripensando ai sacrifici delle generazioni più anziane, che spesso passano inosservati, i giovanissimi hanno organizzato una colazione per onorare i loro vecchi, rafforzando così i legami intergenerazionali».
In un’altra comunità in Canada, i giovanissimi hanno cominciato a pensare a un modo per poter affiancare negli studi la generazione più giovane. Dopo attenta consultazione e riflessione, hanno organizzato brevi camp di matematica e scienze su base mensile, nella speranza di promuovere l’amore per l’apprendimento tra i più giovani di loro.
Nel tempo e grazie a un impegno costante, i partecipanti a questi camp educativi hanno cominciato a sviluppare collettivamente «una sete di comprensione» e la consapevolezza che «esiste questo affettuoso amico o mentore che cerca di accompagnarli» su un percorso di apprendimento, osserva Neda Farahmandpour, membro del Corpo ausiliario in Canada.
«È sorprendente constatare,» dice Ayafor Ayafor, membro del Corpo dei Consiglieri nelle Americhe, «che ci sono giovani che leggono la realtà dei loro quartieri, che valutano le azioni da intraprendere, che adottano alcuni criteri, imparano e ci riflettono sopra costantemente, e poi provano a trasformarli in azione».
Questa crescente capacità dei giovanissimi di leggere e affrontare la propria realtà sta trovando espressione anche in ambito civico. Borna Noureddin, membro del Corpo dei Consiglieri nelle Americhe, racconta di una città che ha cercato di individuare la prospettiva dei suoi giovanissimi su un progetto di pianificazione urbana. Il dottor Noureddin osserva come i giovanissimi, avendo una profonda familiarità con la realtà del loro quartiere, riconoscessero che «il progetto stava dividendo le persone. Stava rafforzando le cose che tengono le persone separate».
Dopo attente riflessioni, spiega il dottor Noureddin, i giovani sono arrivati alla conclusione «di volere un quartiere che unisca le persone», e che rafforzi modelli armoniosi di interazione.
L’episodio del podcast rientra nell’ambito della serie “In Conversation”, una disamina collettiva da parte di diverse persone sull’applicazione pratica dei principi bahá’í alla costruzione di società pacifiche.