Con l’avvicinarsi della fine del 2025 il BWNS passa in rassegna una panoramica delle iniziative portate avanti dalla comunità bahá’í mondiale per la promozione di un mondo più armonioso.
27 dicembre 2025
In un momento in cui le società di tutto il mondo cercano nuove strade da percorrere, il trambusto delle divisioni può essere avvertito più forte che mai e può indurre la gente a schierarsi e ad alzare barriere. Eppure, in contesti diversi, innumerevoli sono le storie di resilienza e speranza che illuminano un’altra possibilità, radicata in una crescente consapevolezza della nostra comune umanità. Il Bahá’í World News Service ripercorre alcune delle vicende trattate nel 2025, e offre una panoramica sull’impegno profuso in diversi ambiti, dove stanno silenziosamente nascendo nuovi modelli di vita.
Prende forma una storia nuova
Grazie al lavoro di apprendimento su come percorrere insieme la via del servizio, sta prendendo forma, con discrezione e pazienza, nella vita quotidiana delle persone una storia nuova.
Ken Bowers, membro dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í degli Stati Uniti, ha osservato: «Non puoi sapere cosa fare se non sai di quale storia fai parte… noi siamo parte della storia della maturazione del genere umano».
In un forum nazionale a Città del Messico è emersa una riflessione affine sulla necessità di «trovare modi diversi di relazionarsi gli uni con gli altri che non alimentino cicli di violenza» e di rafforzare il «senso di comunità».
In Spagna, in un periodo di crisi, Shirín Jiménez ha descritto come la «rovina materiale ed emotiva» sia stata accompagnata da qualcosa di luminoso: l’abbandono di abitudini individualistiche e la scoperta di una sincera capacità di sostegno reciproco. All’indomani degli incendi che hanno devastato l’area di Los Angeles, Kalim Chandler ha osservato quanto sia facile presumere che le catastrofi facciano emergere l’egoismo; eppure è accaduto il contrario: «La generosità regnava ovunque» e donava una profonda fonte di speranza.
Giovani alla ricerca di coerenza
Nei momenti di difficoltà scaturisce sempre più lo stesso spirito di servizio: l’abitudine di imparare a servire insieme. I giovani che servono, riflettono e studiano, portano questo spirito in ogni ambito della propria vita.
Nel Regno Unito, una sessantina di giovani provenienti da diversi contesti religiosi si sono riuniti per analizzare gli aspetti più profondi dell’azione per il clima. I partecipanti hanno preso in esame la maggiore capacità dei giovani nel promuovere efficacemente il cambiamento sociale, quando essi vengono valorizzati come protagonisti attivi e non come destinatari passivi. L’Ufficio per gli Affari esterni del Regno Unito ha evidenziato la necessità di integrare principi morali e spirituali nel discorso sull’azione climatica affinché il cambiamento sia duraturo.
In tutto il mondo, i giovani stanno ridefinendo lo scopo della propria vita, facendo del servizio all’umanità il principio centrale che organizza e dà coerenza a tutti gli aspetti della vita.
L’Ufficio di Bruxelles della Bahá’í International Community (BIC) ha osservato come l’esperienza maturata attraverso iniziative di costruzione comunitaria in Europa dimostri che sia i giovani sia le loro comunità prosperano quando ai giovani viene riconosciuta la capacità di contribuire al progresso sociale.
«Ciò che distingue la giovinezza dalle altre fasi della vita è il coraggio, la flessibilità e l’energia, insieme al desiderio di generare un cambiamento sociale», ha dichiarato Roeia Thabet, membro dell’Ufficio per gli Affari esterni degli Emirati Arabi Uniti, alla seconda Conferenza internazionale sul dialogo delle civiltà e la tolleranza ad Abu Dhabi.
Cinquecento giovani provenienti da 22 Paesi dell’Europa orientale si sono riuniti a Bucarest, in Romania, per approfondire come intensificare l’impegno nel contribuire al miglioramento delle proprie società. Un partecipante ha descritto il servizio alla società e l’educazione come strumenti per coltivare nobiltà, gentilezza, empatia e fiducia — diventando «operatori di pace» attraverso una conoscenza che trasforma non solo ciò che si sa, ma il modo in cui si vive.
In un intervento sulle Isole Canarie si è messo in luce come la coerenza risalti quando servizio, relazioni e valori sono posti al centro, permettendo alla «nostra vera natura» di esprimersi nelle scelte pratiche e nella condotta quotidiana.
Questa strenua ricerca della coerenza si manifesta anche quando i giovani iniziano a percepire le proprie professioni come campi di servizio, considerando scienza e religione come due modalità armoniose di conoscenza, e lasciano che tale armonia orienti le domande che si pongono e le decisioni che prendono.
In un episodio podcast dedicato all’Associazione per gli Studi Bahá’í del Canada, Andrea Robinson, uno dei partecipanti, ha osservato che, quando si riconosce l’essere umano come realtà al tempo stesso materiale e spirituale — e la salute come dimensione che abbraccia entrambe — si aprono nuove modalità di approccio alle sfide professionali.
Un senso continuo di appartenenza
In tutto il mondo, mentre lo spirito di servizio mette radici, appare sempre più evidente il cambiamento nella reazione della gente di fronte alle difficoltà. Di fronte alle sfide, non chiedono più «Come faccio a uscirne?», ma piuttosto «Come possiamo affrontarle insieme?».
Dall’Australia è giunto un segnale indicativo: la società spesso plasma le persone in modo individualistico, ma in alcuni contesti questa cultura sta cambiando. Hari Remala, che serve in un’istituzione bahá’í a livello locale, ha affermato che «si può ottenere molto quando le persone collaborano».
Queste esperienze testimoniano una nuova consapevolezza, un senso di comunità che accompagna ogni persona ovunque si trovi. Come ha osservato Hoda Mahmoudi, titolare della Cattedra bahá’í per la Pace Mondiale, «quanto più ci rivolgiamo verso l’esterno e collaboriamo con gli altri, tanto più comprendiamo il significato della nostra comune umanità».
Una nuova concezione di famiglia
Queste nuove espressioni di appartenenza stanno anche rimodellando la vita familiare. Anche le famiglie vengono ridefinite in modo nuovo, non come nuclei isolati, ma come reti di sostegno che servono fianco a fianco.
A Kiribati, Quddus Akura Terubentau, membro dell’Ufficio per gli Affari esterni, ha parlato delle famiglie che imparano a prendere decisioni insieme e a sostenersi a vicenda in modo equo, modelli che naturalmente influenzano la vita oltre le mura domestiche.
In un colloquio tra i membri dei Corpi continentali dell’ Asia si è analizzato il modo in cui una comunità possa cambiare nel momento in cui i padri non sono visti solamente come sostegno economico, ma come figure attivamente impegnate, insieme alle madri, nell’educazione morale dei figli.
Un nuovo documentario pubblicato su Bahai.org, dal titolo “Espressioni di uguaglianza nella famiglia”, ha trattato del legame tra l’unità familiare e la società in generale attraverso le esperienze di diverse famiglie di Nuova Delhi: «Quando c’è unità nella nostra famiglia, possiamo formare una comunità… solo allora la sua luce può diffondersi nel mondo», ha affermato una giovane partecipante.
Un desiderio comune di ricostruire
Ciò che sta prendendo forma in innumerevoli luoghi di tutto il mondo è più che semplice cooperazione. Mentre le etichette svaniscono, scaturisce un desiderio comune di costruire un mondo migliore.
In Etiopia, le considerazioni dei giovani sull’identità hanno evidenziato una crescente consapevolezza: al di là di etnia, nazionalità, religione o genere, le persone possiedono un’identità intrinsecamente nobile che trascende queste limitazioni.
In Uzbekistan, esponenti pubblici, comunità religiose e attori laici hanno avviato il discorso sui valori comuni per una società giusta e armoniosa. Tatyana Klemyonova, membro dell’Ufficio per gli Affari esterni, ha osservato: «Al centro delle divisioni odierne vi è una crisi di identità. Gli insegnamenti bahá’í offrono un’altra via: un’identità spirituale che vede l’umanità come un’unica famiglia».
Questo desiderio di ricostruire trova espressione anche nel rinnovamento del rapporto del genere umano con il mondo naturale. In Colombia, un nuovo documentario della FUNDAEC ha mostrato come un progetto abbia ispirato molte persone a riconnettersi con la terra e a riscoprire la gioia del coltivare.
Ripensare la leadership
Attraverso queste iniziative, anche il concetto stesso di leadership viene ripensato come una sacra responsabilità, come un atto di umile servizio.
In Kazakistan, all’ottavo Congresso dei Leader delle religioni mondiali e tradizionali, è stata sollevata una questione che mette in discussione diverse concezioni alla base di molti assetti sociali: «Spesso pensiamo che la competizione sia necessaria per il progresso. Ma ci ispira davvero ad aiutare gli altri a prosperare insieme a noi?», ha chiesto Alinur Sabit, segretario dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í del Paese.
In Malesia, un convegno di portata epocale ha visto riuniti i capi tradizionali Orang Asli, noti come tok batin, per ripensare la leadership attraverso il servizio. Al-Shahin Deraoh, tok batin del villaggio di Chang Baru, ha osservato che «il forum è stato un’occasione per riflettere e discutere profondamente sullo sviluppo dei nostri villaggi, sia dal punto di vista spirituale sia da quello materiale».
In Zambia, l’iniziativa per istituire una scuola superiore nel villaggio di Katuyola ha offerto un esempio concreto di come la leadership intesa come servizio possa esprimersi a livello locale: le donne, desiderose di dare il proprio contributo, hanno deciso di fare tutto il possibile per fondare una scuola nel proprio villaggio: esempio dell’impegno costante espresso da senso di unità e dello scopo grazie alla collaborazione tra istituzioni, comunità e individui.
Coltivare l’armonia sociale
Ovunque le persone si riuniscano per apprendere, decidere e costruire, scoprono sempre più di essere protagoniste di una storia comune di progresso.
In Brasile, i forum promossi dall’Ufficio per gli Affari esterni hanno riunito diversi attori sociali, superando le prospettive istituzionali e alimentando la speranza attraverso il dialogo e la ridefinizione dei fondamenti della giustizia e del progresso sociale. Una pubblicazione dei bahá’í del Cile ha messo in risalto come la riconcettualizzazione dell’identità umana, fondata sull’unità del genere umano, sia essenziale per un autentico progresso sociale. In Kazakistan, i membri dell’Ufficio per gli Affari esterni hanno evidenziato il modo in cui l’analisi collettiva dei principi spirituali nel corso degli anni favorisca nel tempo l’armonia sociale.
Gli interventi della BIC ai forum internazionali hanno sempre ribadito che la pace non è semplicemente assenza di conflitti, ma presenza di giustizia e riconoscimento dell’unità del genere umano. In occasione del lancio della pubblicazione “In Full Partnership” (In piena collaborazione), Bani Dugal ha ricordato che l’impegno della comunità bahá’í per la parità tra donne e uomini si fonda sulla convinzione che tutti gli esseri umani siano chiamati a contribuire a una civiltà in continuo progresso e che questa parità sia un prerequisito per la pace. Queste convinzioni vengono ulteriormente approfondite in una dichiarazione della BIC alla sessantanovesima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione delle donne.
In un episodio del podcast i rappresentanti della BIC hanno approfondito i concetti di unità e interdipendenza nella governance; una nuova dichiarazione della BIC ha proposto principi che potrebbero ispirare le politiche dell’Unione Europea per contrastare le cause profonde delle divisioni sociali; la delegazione della BIC al secondo Vertice mondiale per lo sviluppo sociale ha sottolineato la necessità di ripensare lo sviluppo attraverso la lente del benessere collettivo. In una dichiarazione ai capi di Stato e di governo africani ed europei, la BIC ha posto l’accento sulle implicazioni dell’interdipendenza fondata sull’unità del genere umano, invocando una nozione ampliata di progresso sociale che valorizzi il contributo di ogni individuo e ridefinisca lo sviluppo come un’impresa collettiva. Una nuova dichiarazione dell’ufficio della BIC di Addis Abeba ha inoltre valutato come un’azione interreligiosa unificata possa affrontare le sfide dell’Africa e promuovere il progresso spirituale e materiale.
Oasi di pace
Da queste iniziative affiorano oasi di pace, sentori di nuovi modelli di vita che la gente percepisce grazie alla collaborazione.
Quest’anno la Casa Universale di Giustizia ha annunciato i piani per la costruzione di un nuovo tempio bahá’í nazionale nelle Filippine, un passo avanti nella visione delle Case di culto come centri che irradiano vitalità spirituale e fungono da fulcro della vita comunitaria.
Anche le iniziative artistiche hanno rafforzato la convinzione nella generosità di amici e persone estranee indistintamente. In Germania, durante un festival delle arti presso la Casa di culto bahá’í di Langenhain, la direttrice Karin Dimitriou ha descritto un’atmosfera «che ti riempie di speranza», aggiungendo: «L’arte ha un grande potere di creare legami tra le persone».
Un nuovo volume di The Bahá’í World, recentemente pubblicato, racconta la storia straordinaria di milioni di persone di ogni parte del mondo che imparano a contribuire al progresso spirituale e sociale delle proprie società.
Un impegno per generazioni
La costruzione di queste oasi di pace richiederà l’impegno di molte generazioni, impegno che trova viva espressione nella terra natale della Fede bahá’í.
Due episodi del podcast (Parte 1 e Parte 2) approfondiscono il modo in cui, a partire dalla fine del XIX secolo, la prima comunità bahá’í dell’Iran abbia gradualmente sviluppato nuovi modelli di cooperazione, di processi decisionali e di servizio che contrastavano nettamente con le norme gerarchiche dell’epoca. Un simposio organizzato dai bahá’í degli Stati Uniti ha invitato i partecipanti a esaminare come le narrazioni fondate su unità e giustizia possano racchiudere le dolorose realtà e le aspirazioni comuni del Paese, il tutto nella stessa cornice, ampliando il senso di appartenenza collettiva e chiamando ciascuno a un ruolo costruttivo all’interno della storia della propria nazione.
Un futuro pieno di speranza
In occasione del centenario di uno storico edificio di Haparsim Street, vicini, artisti, leader religiosi e autorità si sono riuniti creando quello che alcuni hanno definito un barlume di pace.
Nell’ambito dell’evento “Terrazze di notte”, oltre 13.000 persone di diversa provenienza hanno visitato le terrazze illuminate che conducono al Mausoleo del Báb sul Monte Carmelo.
Un incontro in occasione degli Ayyám-i-Há ha visto riuniti 75 ospiti di diversi contesti sociali e religiosi dell’area di ‘Akká, mettendo in evidenza la nostra comune umanità. Uno dei visitatori ha così descritto la semplice esperienza dell’ennesimo ritorno: «Ogni volta che vengo qui è come ricordare cosa significhi sentire pace, gioia e amore. È così facile dimenticarlo in questo mondo, non perché non esista, ma perché ci sono tante cose che cercano di farcelo dimenticare».
Paladino della pace
Nel loro impegno per promuovere società più pacifiche, molti hanno tratto ispirazione dalla vita di ‘Abdu’l-Bahá come paladino della pace. Mentre sta gradualmente prendendo forma, il Suo Mausoleo rappresenta un invito gentile a coltivare spazi di appartenenza e di scopo condiviso.
Il progetto di costruzione del Mausoleo ha dato un’idea dello spirito di collaborazione che lo anima. «Abbiamo ebrei, musulmani arabi, cristiani arabi, drusi, tutti a lavorare in armonia sotto lo stesso tetto e a creare un ambiente che non solo rafforza le loro relazioni, ma genera una visione unificata, che è il Mausoleo stesso», ha affermato il direttore del progetto, Khosrow Rezai.
Con l’inizio dell’installazione del marmo nel piazzale centrale, la costruzione ha raggiunto una tappa significativa, avvicinandosi gradualmente alla sua forma finale.
Un’altra pietra miliare è stata il completamento del Centro Visitatori di ‘Akká.
Un luogo di pellegrinaggio in Terra Santa è stato sottoposto a nuovi lavori di abbellimento paesaggistico. Nei pressi della Magione di Mazrai‘ih sono stati realizzati nuovi interventi paesaggistici, con vialetti tranquilli, frutteti e scorci che invitano alla preghiera e alla riflessione, permettendo ai visitatori di scoprire lo spirito di quiete da tempo associato a quel Luogo Sacro.
Attraverso questa panoramica delle iniziative in atto nel mondo, l’arco dell’anno giunge al termine: la storia dell’umanità non deve essere necessariamente una storia di declino, ma di risveglio e maturazione. In ogni atto di servizio e in ogni gesto di comprensione, l’unità del genere umano si fa sempre più chiaramente visibile.