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Kiribati – UNA RICONSIDERAZIONE DELL’AUTORITÀ ALLA RICERCA DI UNA CULTURA DELL’UGUAGLIANZA

21 Ottobre 2025

South Tarawa, Kiribati – In tutto il mondo, le società sono alle prese con una domanda persistente: perché spesso, per quanto siano in vigore politiche adeguate e abbondino i buoni propositi, un significativo cambiamento sociale si rivela irraggiungibile? A Kiribati, la questione riveste un’urgenza particolare per quanto riguarda l’uguaglianza tra donne e uomini.

«Le politiche nazionali da sole non sono sufficienti», ha commentato Quddus Akura Terubentau, dell’Ufficio degli Affari esterni dei bahá’í di Kiribati, in un’intervista con il News Service.

«Se da un lato il Paese ha abbracciato a livello nazionale l’uguaglianza tra uomini e donne, dall’altro le convenzioni culturali e familiari persistono in maniere che ne ostacolano la piena realizzazione», ha dichiarato.

Ha inoltre soggiunto: «ll percorso da seguire richiede un duplice approccio: rafforzare le iniziative di base per superare le barriere culturali e garantire che le iniziative a livello nazionale siano integrate in modo significativo nei contesti locali».

A Kiribati, la partecipazione alle attività bahá’í di costruzione della comunità promuove modelli di vita familiare caratterizzati dalla consultazione, dalla cooperazione e dal servizio alla società. Foto sopra: Giovanissimi che partecipano a una sessione di un programma di educazione morale e spirituale. In basso a sinistra: bambini che partecipano a un programma educativo. In basso a destra: Partecipanti al programma Preparazione all’Azione Sociale (PSA).

Questo persistente divario tra politica e pratica ha spinto l’Ufficio a coinvolgere alcuni funzionari governativi, leader della società civile e tecnologi in un costante dibattito per cercare di scoprire come le famiglie possano promuovere ambienti che sostengano il benessere di tutti i suoi membri in un mondo in rapida evoluzione.

In una tavola rotonda organizzata di recente dall’Ufficio per gli Affari esterni sono state raccolte alcune delle diverse prospettive emerse.

Barriere familiari e culturali

Nel corso del dibattito sono stati esaminati vari tipi di pressione sulla vita familiare. L’ex membro del Parlamento Beta Turpin ha osservato che, quando i genitori fanno ampio ricorso a metodi disciplinari autoritari, o quando le numerose e contrastanti priorità del tempo da dedicare alla famiglia lasciano poco spazio a un legame significativo con i figli, fra le mura domestiche può diventare difficile coltivare l’uguaglianza e il rispetto reciproco.

Il tecnologo dell’informazione Kanaan Ngutu ha posto l’accento sulle nuove pressioni che le famiglie devono affrontare in un momento di rapidi cambiamenti tecnologici. “I social media stanno influenzando i bambini con modalità che a volte normalizzano comportamenti un tempo considerati sconvenienti”, ha osservato.

«I genitori sono spesso distratti dal lavoro o dai propri dispositivi: sono meno presenti per guidare i loro figli», ha detto Ngutu.

Ha sottolineato, tuttavia, che la soluzione non è rifiutare la tecnologia. «I bambini non devono essere privati delle opportunità che la tecnologia offre, ma devono essere sostenuti, accompagnati e guidati in modo che siano in grado di prosperare con essa».

«Molte famiglie si trovano a mettere in pratica dei modelli che, dopo attenta riflessione, riconoscono come dannosi. Ma senza opportunità di riflessione, la gente potrebbe non accorgersi di come certe norme stiano portando a sfide più ampie. È qui che si rivelano importantissimi gli spazi aperti ad un dialogo ponderato».

Quddus Akura Terubentau, Ufficio degli Affari esterni di Kiribati

Rusila Tekamotiata, responsabile del programma per l’uguaglianza di genere presso l’Alta Commissione australiana di Kiribati, ha posto l’accento su un ostacolo che molte società devono affrontare: «Talvolta, all’interno delle famiglie, sono le donne, in particolare quelle più anziane, a difendere strenuamente il tradizionale dominio maschile».

La signora Tekamotiata ha proseguito dicendo: «Affinché si possa consolidare un cambiamento significativo, la trasformazione deve iniziare in famiglia».

«Molte famiglie si trovano a mettere in pratica modelli che, dopo attenta riflessione, riconoscono come dannosi», ha aggiunto Terubentau.

«Ma senza opportunità di riflessione, la gente potrebbe non accorgersi di come certe norme stiano portando a sfide più ampie. È qui che si dimostrano importantissimi gli spazi aperti ad un dialogo ponderato”.

Una questione di autorità e nobiltà

La consultazione si è concentrata su questioni più profonde: quali sono le condizioni che permettono alla gente di realizzare un vero cambiamento nella propria vita e nella propria comunità, e perché questo cambiamento a volte può rivelarsi così difficile, anche quando se ne comprende l’importanza?

«C’è un assunto, comune a molte società, che il cambiamento debba essere guidato da pressioni esterne», spiega Terubentau. «Vediamo questo modello in varie istituzioni, sia attraverso sanzioni legali, sanzioni sociali o la minaccia di esclusione dalla comunità. Questi metodi si basano tutti su un’autorità che impone un comportamento».

Terubentau lascia sottintendere che il problema di fondo è una visione limitata delle capacità umane. «Questo modo di pensare presuppone che le persone non possano cambiare perché non sono viste come esseri nobili. Tuttavia, esse sono esseri spirituali con una natura superiore che può aiutarli a trascendere i limiti».

Prosegue affermando che questo cambiamento – dal considerare le persone come bisognose di controllo esterno al riconoscere la loro nobiltà intrinseca – rimodella il modo in cui le istituzioni si relazionano con le comunità e le persone.

«Quando vediamo le persone come esseri nobili, la comunicazione cambia. C’è rispetto, perché le istituzioni si rivolgono ad anime nobili».

Sentori di cambiamento

L’Ufficio vede questa consapevolezza riflessa nei quartieri nei quali fioriscono le attività bahá’í di costruzione della comunità. Le famiglie stanno imparando a consultarsi, non attraverso il dibattito, ma attraverso l’ascolto rispettoso. In questo processo vengono valorizzate le voci dei bambini, gli uomini si spartiscono compiti un tempo considerati ruoli femminili, e le rigide divisioni lasciano il posto alla cooperazione.

«I nostri sforzi sono modesti, ma stiamo assistendo a un cambiamento», ha detto Terubentau. Nelle famiglie che studiano e mettono in pratica gli insegnamenti bahá’í, come quelli sulla consultazione, mariti e mogli diventano veri partner. Prendono decisioni insieme e si sostengono reciprocamente l’un l’altro».

Ha inoltre soggiunto: «Questi modelli influenzano anche il servizio al di fuori della casa. Molti mariti e mogli sono impegnati insieme in attività volte al miglioramento della società, e sfidano la norma in base alla quale le donne devono rimanere confinate alla vita domestica. Laddove esiste questa collaborazione, sono considerevolmente diminuiti, se non del tutto scomparsi, gli episodi di violenza.

«Quando marito e moglie si consultano sugli obiettivi della loro famiglia, su come collaborare e includere le opinioni dei loro figli, creano unità”, ha detto Terubentau.

Panoramica di varie iniziative di azione sociale a Kiribati ispirate dalla partecipazione alle attività bahá’í per la costruzione della comunità.

Attraverso consultazioni regolari, le famiglie riflettono sui loro progressi, condividono le sfide e scoprono come sostenersi a vicenda.

«Ognuno è portatore di un punto di vista unico», ha precisato. «Quando queste opinioni, comprese quelle dei figli, vengono armonizzate, la famiglia diventa più forte».

La partecipazione ai programmi educativi morali e spirituali bahá’í rafforza queste abitudini.

Imparando ad ascoltare, entrare in empatia e collaborare, le persone portano queste capacità nella vita familiare, nei luoghi di lavoro e, in ultima analisi, nella società, rendendola un’esperienza più unificata e propositiva.

Un cammino da percorrere

Le esperienze che scaturiscono dal lavoro di costruzione della comunità e dal dibattito a livello nazionale con gli attori sociali offrono spunti di riflessione su come possa avvenire un cambiamento duraturo.

«Le politiche contano, ma non possono sostituire l’apprendimento che avviene all’interno delle famiglie e delle comunità». Questo apprendimento, radicato nel riconoscimento della nobiltà di ogni singola persona, rivela come l’autorità possa essere reinventata.

Terubentau ha concluso dicendo che: «La vera autorità, da questo punto di vista, non risiede nel controllo, ma nel promuovere la fiducia, la riflessione e la cooperazione».