3 ottobre 2025
Addis Abeba – Le questioni identitarie incombono sui giovani di tutto il mondo, anche se le dimensioni che assumono sono plasmate dalle realtà particolari di ciascuna società. Per i giovani etiopi, che vivono in una nazione con oltre 80 gruppi etnici e dove la diversità rispecchia sia la bellezza che la complessità del Paese, queste problematiche sono diventate oggetto di una riflessione profonda: cosa definisce veramente chi siamo?
Il quesito è al centro di Youth Discourse, una nuova serie di podcast lanciata dall’Ufficio per gli Affari esterni dei bahá’í dell’Etiopia. Grazie al dialogo ispirato ai principi della Fede bahá’í, la serie affronta i temi dell’identità e dello scopo.
«L’Etiopia, con una popolazione prevalentemente giovane e ampio accesso ai social media, rappresenta un’opportunità unica per questo tipo di conversazioni», ha spiegato in un’intervista al News Service Mihrael Assefa, membro dell’Ufficio.
«In una società nella quale il discorso sull’identità etnica è importante, il podcast cerca di presentare un concetto più unificante, che promuova una comprensione più ampia della nostra identità comune di esseri umani».
Youth Discourse è un podcast che prende in esame i temi dell’identità e dello scopo grazie al dialogo ispirato ai principi della Fede bahá’í.
La diversità dell’Etiopia è stata a volte fonte di divisione. Negli ultimi anni i conflitti radicati nelle tensioni etniche hanno colpito in modo particolare i giovani, che costituiscono oltre il 70% della popolazione.
«Il podcast mira a mettere a disposizione uno spazio nel quale i giovani possano esaminare la propria realtà, scoprire le proprie capacità e vedersi come protagonisti del progresso sociale», ha dichiarato Assefa.
Il primo episodio tratta delle concezioni della natura umana che trascendono le caratteristiche esterne e invita gli ascoltatori a pensare a come travalicare le categorizzazioni sociali disgreganti.
Naome Deresse, membro di un’agenzia bahá’í locale per la costruzione di comunità, ha osservato: «Quando parliamo di identità, ciò che ci viene in mente è la nostra etnia, nazionalità, religione o genere».
«Ma questi aspetti sono solo una parte del nostro contesto», aggiunge. «Quello che si sta cominciando a capire è che possediamo un’identità intrinsecamente nobile che trascende queste limitazioni».
Altri intervistati hanno ribadito questo concetto. «Queste identità limitate sono temporanee e soggette a cambiamenti», ha osservato Abubeker Ali, coordinatore dei programmi bahá’í di educazione morale e spirituale in Addis Abeba.
«Quelle che veramente perdurano sono le qualità spirituali che modellano il nostro carattere, qualità che sono universali e comuni a tutti», ha affermato.
Questo riconoscimento della natura spirituale del genere umano ha profonde ripercussioni sulle persone relazioni tra le persone, ha spiegato Carmela Tesfaye, membro di un’agenzia per la costruzione di comunità nella parte settentrionale del Paese.
«Le sfide che il mondo deve affrontare rivelano che non possiamo progredire in isolamento: siamo fondamentalmente interconnessi», ha detto.
Il secondo episodio si è soffermato sulla questione del senso più profondo della vita, mettendo in risalto il concetto di una duplice finalità morale dell’individuo: la coltivazione delle proprie capacità interiori e il servizio volto al miglioramento della società da intendersi come due aspetti inscindibili di un unico scopo.
«Se crediamo di essere stati creati per contribuire al miglioramento del mondo e per vivere in concordia e armonia, allora una cosa diventa palese: lo scopo della nostra azione dovrebbe essere quello di far progredire il mondo, non di ostacolarne il progresso», ha affermato Bitiya Elias, coordinatrice delle iniziative di costruzione della comunità locale.
Per Carmela Tesfaye, il servizio non si limita al volontariato. «Quando parliamo della parola ‘servizio’, potremmo equipararla a ‘volontariato’», ha osservato Carmela. «Questa prospettiva deve cambiare».
«Qualunque sia la nostra carriera», ha proseguito, «se contribuiamo al progresso del mondo e se la svolgiamo con spirito di servizio, il lavoro diventa un atto di culto».
Alla base di questi discorsi c’è una forte corrente di speranza. «Quando rivolgiamo la nostra attenzione alla coltivazione di buone qualità, queste virtù cominciano a fiorire», ha osservato Bilisa Ahmad.
«Questa è la speranza che coltiviamo», ha continuato, «di concentrarci sulla piccola luce piuttosto che sulla vasta oscurità dove la luce non è ancora arrivata. Il destino della costruzione del futuro è nelle mani dei giovani».
Il podcast Youth Discourse rientra nell’ambito dell’impegno profuso in senso lato dall’Ufficio degli Affari esterni per contribuire in Etiopia a un dibattito pubblico più costruttivo che trascenda la divisione e promuova l’unità nella diversità.
Il podcast è disponibile su YouTube, Facebook, Instagram e Tiktok.