Home Articoli in evidenza Uzbekistan – ...

Uzbekistan – Una svolta nella consapevolezza del ruolo della fede in uno stato laico

17 luglio 2025

TASHKENT, Uzbekistan — Quando, nel maggio 2023, la Costituzione dell’Uzbekistan venne modificata per la formale proclamazione del Paese quale “Stato laico”, si colse l’occasione per riconsiderare il contributo che le comunità religiose possono apportare allo sviluppo sociale.

C’era bisogno di speranza, fiducia e di un po’ di immaginazione da parte dei diversi attori sociali (rappresentanti del governo, leader religiosi, società civile e cittadini), tutti disposti a impegnarsi in un dialogo inedito e ad approfondire il modo in cui i principi spirituali possono illuminare il dibattito sulle pressanti sfide della società.

Nel febbraio 2025, presso la Camera legislativa dell’Oliy Majilis (Il Parlamento dell’Uzbekistan n.d.t.) si è tenuto un importante incontro al quale hanno partecipato rappresentanti religiosi e del governo per discutere una nuova legge sulla libertà di coscienza e sulla politica statale in ambito religioso.

“Ne è scaturita una maggiore consapevolezza tra tutti i partecipanti”, ha affermato Farrukh Rasulov dell’Ufficio per gli Affari esterni bahá’í, riferendosi ai passi avanti nel pensiero realizzati, negli ultimi mesi, attraverso una serie di tavole rotonde.

Ha poi aggiunto: “Affrontare questa questione con sincerità significava riconoscere che la strada verso l’armonia è l’armonia stessa”.

Una grande sfida, ha detto Rasulov, è stata scoprire come le comunità religiose possono essere agenti attivi del progresso sociale, anziché “entità confinate all’osservanza dei riti”.

Rappresentanti della comunità bahá’í dell’Uzbekistan a un incontro organizzato dall’Ufficio per gli Affari esterni bahá’í sull’ampia questione del ruolo della religione in una società laica. Da sinistra a destra: Nilufar Khodjaeva, membro della comunità bahá’í nazionale; Farrukh Rasulov, membro dell’Ufficio; Tatyana Klemyonova, membro dell’Ufficio; e Zamira Kadirova, segretaria dell’Assemblea Spirituale Locale bahá’í di Tashkent.

Nel corso di vari incontri organizzati dall’Ufficio, dapprima incentrati sull’ampia questione del ruolo della religione in una società laica, poi sulla parità di diritti tra donne e uomini e, più di recente, sulla promozione delle famiglie come fattori chiave per il contributo al progresso sociale, ha avuto luogo un profondo cambiamento.

La volontà di ricercare con coraggio e fiducia nuove opportunità ha fatto emergere un potenziale, a lungo rimasto nascosto, per la cooperazione.

Trovare un terreno comune nei principi condivisi

Zamira Kadirova, segretaria dell’Assemblea Spirituale Locale bahá’í di Tashkent, ha spiegato come i dibattiti ospitati dall’Ufficio per gli Affari esterni abbiano incarnato il principio bahá’í della consultazione: “Questo principio si basa sulla piena uguaglianza di tutti i partecipanti, dove ogni singola voce ha la propria importanza nella disamina collettiva della realtà sociale. Si crea un’atmosfera fondata sull’amore e sul rispetto, nella quale le ambizioni personali lasciano il posto alla ricerca del bene comune”.

 Foto di gruppo dei partecipanti all’incontro. 

Influenzati da annose tensioni e dagli attuali timori di radicalizzazione in nome della religione, alcuni partecipanti hanno affrontato il dibattito con scetticismo o incertezza, ma una volta entrati nel vivo delle discussioni, sono giunti a una considerazione universale: i principi morali e spirituali – come la giustizia, la sincerità e il servizio alla società – se coltivati all’interno di famiglie, quartieri e istituzioni, possiedono il potenziale di unire gruppi diversi in un obiettivo comune e di promuovere un pensiero collettivo sulle questioni sociali.

Un concetto messo in risalto dalla comunità bahá’í è stata la ridefinizione dell’identità. “Al centro delle divisioni all’interno della società moderna si trova lo squilibrio del modo in cui le persone percepiscono sé stesse e il loro posto nel mondo”, ha affermato Tatyana Klemyonova dell’Ufficio per gli Affari esterni.

«Gli insegnamenti bahá’í offrono una prospettiva alternativa», ha proseguito la signora Klemyonova, «un’identità spirituale che trascende l’etnia, il genere o l’appartenenza a un gruppo. È un’identità che vede l’umanità come un’unica famiglia e considera la diversità non come una minaccia, ma come una forza da organizzare attorno al concetto di unità».

In un altro incontro organizzato dall’Ufficio per gli Affari esterni, il dibattito era incentrato su come l’educazione morale e spirituale, avviata all’interno della famiglia e poi estesa alle scuole e alle comunità, sia in grado di promuovere i fondamenti morali essenziali per affrontare le sfide legate alla crescente vulnerabilità dei giovani nei confronti delle ideologie radicali, spesso diffuse attraverso i social media.

Questo concetto di identità diventa particolarmente rilevante in un’epoca di frammentarietà online e di narrazioni estremiste.

I partecipanti alle tavole rotonde hanno riconosciuto la crescente vulnerabilità dei giovani nei confronti delle ideologie radicali, spesso diffuse attraverso i social media. Il dibattito ha approfondito il modo in cui l’educazione morale e spirituale, avviata all’interno della famiglia e poi estesa alle scuole e alle comunità, sia in grado di promuovere i fondamenti morali essenziali per affrontare queste sfide.

La signora Kadirova, facilitatrice dei programmi educativi morali e spirituali bahá’í, ha affermato: “Il nostro compito è di sviluppare nei bambini qualità come la sincerità, la gentilezza e la generosità, nonché il riconoscimento della diversità delle varie prospettive. Queste qualità contribuiscono a creare un ambiente nel quale i bambini si sentano accettati e al sicuro”.

 Partecipanti all’ennesimo incontro organizzato dall’Ufficio per gli Affari esterni volto ad esaminare come il principio di uguaglianza tra donne e uomini sia il fondamento per relazioni armoniose e il benessere sociale.

Promuovere una società più matura

I forum di discussione hanno dimostrato come la consultazione sia in grado di migliorare la comprensione senza imporre opinioni. Come ha osservato Rasulov, “Questo processo di trasformazione della comprensione non è avvenuto imponendo determinati punti di vista, ma attraverso il dialogo aperto, lo scambio di esperienze e la ricerca congiunta di soluzioni a problemi comuni. I partecipanti stessi sono giunti a conclusioni proprie sul valore della dimensione spirituale della vita sociale”.

La visione che ne è scaturita punta verso quella che il signor Rasulov definisce “una società matura in cui le comunità di fede contribuiscono con le loro risorse spirituali al bene comune, lavorando a fianco delle istituzioni laiche per costruire un Paese più giusto, armonioso e prospero”.

I partecipanti a un forum di discussione organizzato di recente dall’Ufficio per gli Affari esterni sulla famiglia come fattore chiave per il contributo al progresso sociale.

Se pur si tratti dei primi passi, essi segnano una transizione dal considerare la religione come qualcosa da gestire al riconoscerla come partner essenziale per il rinnovamento della società.

I futuri forum organizzati dall’Ufficio continueranno ad analizzare in che modo la religione possa contribuire a una visione unitaria del progresso.