L’ultimo episodio del podcast del News Service prende in esame la necessità di una governanza che riconosca l’umanità come un insieme interdipendente piuttosto che come unità in competizione.
27 maggio 2025
E se il presupposto per la risposta alle sfide più pressanti del mondo, dal cambiamento climatico alla gravissima disuguaglianza e economica, richiedesse non solo risorse e conoscenza, ma anche una radicale rivisitazione dei principi organizzativi che guidano la cooperazione internazionale?
Con la partecipazione di alcuni rappresentanti della Bahá’í International Community (BIC) di Addis Abeba, Bruxelles, Il Cairo, Ginevra, Giacarta e New York, questo nuovo episodio del podcast del Bahá’í World News Service analizza in maniera approfondita questa importantissima sfida.
Bani Dugal, dell’Ufficio di New York della BIC, pone l’accento sulla storica partecipazione della comunità bahá’í al discorso sulla governanza globale, e cita una recente dichiarazione della BIC, “Abbracciare l’interdipendenza: le fondamenta per un mondo in transizione”, presentata al Summit delle Nazioni Unite sul Futuro. Questa dichiarazione, precisa, invita la comunità internazionale “a riconsiderare il principio organizzativo dell’unità del genere umano. Crediamo che senza questo principio al centro di qualsiasi sistema di governo… non saremo in grado di avere pace e sicurezza nel mondo”.
Rachel Bayani dell’Ufficio di Bruxelles approfondisce come questo principio metta in discussione gli assunti prevalenti sulle relazioni internazionali. Piuttosto che considerare l’umanità come individui con interessi in competizione, afferma, la prospettiva bahá’í vede «l’umanità come un’unità singola… dove il benessere di una parte del mondo è subordinato a quello del tutto. Qualunque sistema venga messo in atto deve essere progettato congiuntamente da tutti”.
Il dibattito rivela come gli attuali approcci alla governanza spesso ne indeboliscono gli obiettivi stessi. Le ben intenzionate politiche climatiche adottate in una regione, per esempio, possono avere un grave impatto sui settori agricoli di altre zone, se sviluppate senza considerare l’interconnessione globale.
Il presupposto di questa consapevolezza è, a dire dei partecipanti, una fondamentale rivalutazione di concetti come il potere. Simin Fahandej dell’Ufficio di Ginevra contrappone la visione comune del potere quale “dominio…, competizione… e superiorità” con una visione in cui il potere rappresenta “la capacità di sprigionare la capacità del genere umano…, di sprigionare il potere dell’amore e il potere dell’unità”.
Hatem El-Hady dell’Ufficio del Cairo si sofferma sulla necessità di mettere in discussione le premesse fondamentali. “Dobbiamo riesaminare tutti i paradigmi che ci hanno portato fin qui”, ha detto, indicando i conflitti globali come prova del fallimento dei sistemi. “Fino a quando non inizieremo a pensare alla nostra unità come principio fondamentale e alla nostra comune identità di nobili esseri umani… non potremo considerare una parte del mondo prospera e confortevole e il resto del mondo no”.
Solomon Belay dell’Ufficio di Addis Abeba precisa che, per fronteggiare le sfide pratiche della governanza, il dibattito deve travalicare le strutture teoriche. Spiega altresì che numerosi statuti e convenzioni tra le nazioni africane rimangono inattuati a causa di concezioni ristrette della sovranità nazionale che danno priorità ai singoli interessi di stato rispetto al progresso collettivo.
Il dibattito ha messo in risalto l’indispensabilità della consultazione per una governanza efficace, non come negoziazione tra posizioni predefinite, ma come analisi congiunta della realtà. “La consultazione è un mezzo che ci permette di raggiungere il nostro scopo collettivo”, osserva Desytia Nawris di Jakarta.
Il podcast intende rimarcare il fatto che una pace duratura richiede ben più che l’assenza di conflitti: presuppone l’esistenza di sistemi di governanza, guidati dal riconoscimento della nostra natura spirituale comune, che facciano confluire la capacità del genere umano di cooperare piuttosto che competere.
L’episodio del podcast rientra nell’ambito della serie “In Conversation”, una disamina collettiva dell’applicazione pratica dei principi bahá’í alla costruzione di società pacifiche.